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Uomini e donne che fanno la Storia: la buona compagnia di Silvio Berlusconi

“La crisi della Grecia, le tensioni sull’euro, la coda minacciosa della crisi internazionale, infine le elezioni in Gran Bretagna – scrive su  il Tempo Sandro Bondi hanno posto una questione essenziale: il ruolo positivo che le forti personalità politiche possono avere nel risolvere le crisi più drammatiche e nello stesso tempo nell’indicare prospettive di lungo termine”. “La democrazia – prosegue il coordinatore del Pdl – ha bisogno oggi più che mai di leader forti, di esponenti politici che abbiano la forza di difendere scelte coraggiose e necessarie”.
Se gettiamo lo sguardo oltreconfine e verso un passato più o meno recente ci accorgiamo, al di là di ciò che asseriscono i soliti puristi della democrazia, del contributo decisivo di figure politiche carismatiche. Leadership che hanno cambiato (per sempre) la Storia dei loro paesi. Un certo Ronald Reagan, negli States, è stato l’artefice della rinascita a stelle e strisce negli anni ’80. Dopo le crisi economiche, culturali e sociali degli anni ’70. Uomo d’indiscusso carisma, grande comunicatore, capace di incarnare la voglia di riscatto di un impero destinato al declino.
In tanti obietteranno: ma è l’America. Lì la personalizzazione del potere è cosa nota. Allora restiamo in quel decennio e torniamo nel più “tradizionale” vecchio continente.
Più precisamente: Regno Unito. Ci è voluta Margaret Thatcher, donna forte, innovativa, determinata, per risollevare le sorti di un’altra potenza mondiale sul viale del tramonto. Anche lei ha fatto la Storia, ha ribaltato le sorti di un popolo depresso. I suoi frutti, succulenti e maturi, li ha raccolti Blair negli anni ’90. Il suo coraggio ha spianato la strada all’età dell’oro dei labour.
E che dire, poi, di Charles de Gaulle? La Francia dei diritti e dell’eguaglianza non ha potuto fare a meno del suo vecchio eroe venuto dalla guerra per abbracciare la modernità. Per arginare la “dittatura parlamentare” e consegnare le redini della nazione in mano a un esecutivo dotato di potere e autonomia.
Non poteva infine mancare l’altra grande sorella europea: la Germania. Altro esempio di democrazia matura e di civiltà istituzionale. Dopo la caduta del muro, avvenuta grazie a una serie di eventi casuali, il paese ha conosciuto una nuova fase. Ma l’unificazione dell’Est con l’Ovest ha un nome e cognome: Helmut Kohl. E’ stato lui l’artefice. Più forte dello scetticismo e dei dubbi che hanno accompagnato uno degli eventi più sensazionali dell’ultima parte del secolo scorso.
Siamo sicuri che, come alcuni osservatori intellettuali ancora credono, sia Silvio Berlusconi la vera anomalia italiana? O lo è quella influente minoranza silenziosa intenta fino all’ultimo a conservare privilegi e status quo?
La Storia insegna che il futuro lo scrivono quegli uomini e quelle donne che, supportate da un ampio consenso popolare, hanno il coraggio di affrontare il destino e di cambiarlo (Il Predellino). 

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