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Perché gli inglesi hanno il premier e noi il “capo della coalizione”

La nostra legge elettorale è chiara: quando il cittadino compila la scheda e segna la sua preferenza non sta eleggendo il premier. Sta semplicemente scegliendo il capo della coalizione di maggioranza. A causa di una lettura pedante della Costituzione, non si è potuto parlare, infatti, di “elezione del presidente del consiglio”, dovendosi inventare, con una soluzione tremendamente compromissoria, la figura sui generis del “capo di coalizione”. L’allora Presidente della Repubblica Ciampi fece tuonare il proprio niet consapevole della perdita di una sua prerogativa, più formale che sostanziale, quale è quella dello svolgimento delle consultazioni ai fini della formazione del nuovo governo. Ecco allora che si aprono le porte di una investitura informale da parte dei cittadini del nuovo capo di governo. Anche perché il capo della coalizione è scelto secondo metodi apparentemente diversi ma in realtà molto affini in entrambi gli schieramenti: se nel partito democratico si è utilizzato il meccanismo delle primarie, non trovandosi un accordo vista l’ampia rosa di candidati, nell’allora denominato Polo delle Libertà fu capo il leader del partito di maggioranza, con un risultato probabilmente simile a quello che si sarebbe ottenuto con le primarie, data l’indiscussa leadership di Berlusconi. L’Italia della Democrazia cristiana era una realtà molto diversa da quella attuale: abbiamo vissuto il blocco centrista che, dopo l’esarcato costituzionale, ha monopolizzato i consensi per molti decenni, per arrivare a un sistema tendenzialmente bipolare, passando per un multipartitismo esasperato, foriero di non pochi problemi nell’ambito della governabilità e della stabilità istituzionale italiana. In questo modo, ci stiamo sempre più avvicinando al sistema britannico del labour contro tory, con un cammino ancora perfettibile e con l’auspicio che, se pure non è la Costituzione ad essere modificabile, non sia l’Italia a modificarsi alla Costituzione, o piuttosto a rimanere ancorata a dei meccanismi politico-istituzionali non più adatti all’era del nuovo millennio.

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