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Il Pdl è adesso

C’è chi lo vuole leggero, chi invece lo preferisce radicato sul territorio e super organizzato. C’è chi lo desidera orizzontale e chi pensa sia meglio verticale. Chi crede che tutto dipenda dalle indiscusse qualità del presidente e chi invece il presidente vorrebbe mandarlo in pensione. Toglierlo di mezzo al più presto, prima che qualcuno cominci davvero a sentirsi inutile.
Insomma, questo Pdl – a meno di un anno dalla sua nascita – lo hanno gi cotto, mangiato e digerito un po’ tutti. Affossarlo, dopo gli incidenti burocratici di Roma, è stato un gioco da ragazzi. Sembrava che non aspettassero altro: al primo passo falso via con gli assalti e con il partito da ripensare, da smontare e rimontare. Il Pdl che non piace affatto. Per un motivo o per un altro.
Roba da perdere la testa: si sono azzuffati in questi mesi per fare il futuro e poi, come la cronaca di questi convulsi giorni insegna, si sono scordati il presente.
Ma il progetto non può essere ridotto a un laboratorio aperto h24 per dire cose sensate o per fare a gara a chi la spara più grossa. Il partito nasce innanzitutto per guidare un elettorato, che ha il sacrosanto diritto di essere rappresentato nelle istituzioni. Per concretizzare un ideale comune e riformare il paese. Già, lui sì che ne ha davvero bisogno.
La forma, è il caso di dirlo, stavolta ha davvero soppiantato la sostanza. La dialettica, seppur nobile, ha sacrificato l’azione politica. La ricorrente retorica della democrazia interna ha tolto invece di aggiungere.
Il guaio è che il teatrino non sembra finire mai. Si legge e si ascolta dappertutto: la vera resa dei conti è solo rimandata a dopo le regionali. A questo punto sorge una spontanea inquietudine: e se qualcuno remasse contro proprio per poter imporre poi la sua visione? Per fare carne di porco su un eventuale disastro elettorale? Spaventosi tempismi non fanno stare tranquilli.
Ma, per non ricadere nei soliti errori, meglio ancorarsi all’attualità. E pensare positivo. C’è un leader, ancora molto amato e seguito. E poi c’è un partito, capace di andare al governo e adesso impegnato in una difficile campagna elettorale. Soffermiamoci su questo. Sulla necessità di portare cambiamento nelle amministrazioni locali e proseguire l’azione riformista.
E per favore: non si confonda, ancora una volta, il mezzo con il fine.

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