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Conferenza Clima a Copenaghen: comunque vada sarà un successo

Si sono conclusi da poco gli incontri negoziali a Bangkok  e quelli di Barcellona, in vista della conferenza mondiale delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico programmata per il Dicembre di quest’anno.
Dopo giorni d’intense negoziazioni, non si sono ancora raggiunti accordi sulle questioni fondamentali riguardanti il clima.
Sebbene ci sia stato un generale consenso sul raggiungimento dell’obiettivo di diminuzione delle temperature, non si trova però accordo sul come raggiungere tale obiettivo.
In breve, la difficoltà di raggiungere un accordo condiviso è dovuta principalmente al progressivo consolidamento delle rispettive posizioni delle parti coinvolte. Vanno, infatti, riconosciute principalmente tre posizioni: l’ Europea, quella statunitense ed infine quella delle maggiori economie emergenti.
Nel primo caso, il framework della posizione europea si basa sulla riproposizione, su scala globale, degli impegni europei e su un modus operandi europeo, basato su impegni legali vincolanti e temporalmente prestabiliti.
La posizione statunitense, invece, parte da un assunto diverso, basato sulle innovazioni tecnologiche e sugli investimenti, che tralascia completamente la parte relativa agli obblighi  temporali e vincolanti. Per intenderci, in questa posizione, lo “schema europeo” viene praticamente ribaltato. In breve, l’UE parte col porre il vincolo legale chiaramente definito, che prevede una sanzione qualora non fosse raggiunto, lasciando ai Paesi la libertà di decidere sul come raggiungerlo, mentre gli USA intendono perseguire uno sviluppo sostenibile sulla base di impegni volontari e non vincolanti, che stimolino principalmente gli investimenti nelle tecnologie “environmental frendly”.
Infine, la posizione delle economie emergenti come Cina, Brasile e India, può essere riassunta identificando tre punti focali, quali:
Rifiuto totale di un impegno a breve termine, specie se vincolante;
Rifiuto di qualsiasi “Valutazione” esterna ai propri Paesi, ma collaborazione nel comunicare le misure che stanno adottando;
Apertura al co-finanziamento da parte dei Paesi industrializzati per sostenere tecnologie innovative e lo sviluppo di un economia eco-sostenibile.
In breve, l’assunto della posizione dei paesi emergenti si basa sulla richiesta di sostegno economico e di expertise. In questo modo i Paesi sviluppati, garantendo maggiori investimenti in quelli emergenti, dovrebbero favorire soluzioni più innovative e più pulite,  e di conseguenza garantire la difesa del clima globale.  
Ad oggi quindi non abbiamo un accordo sui punti principali, in particolare  sulle regole e  sui finanziamenti, su cui basare un nuovo documento. A mio parere, difficilmente si raggiungerà un accordo a Dicembre, specie se si considera anche che il Senato USA non riuscirà ad approvare l’ETS (Emission Trading Scheme) entro la fine dell’anno e di conseguenza non riusciranno  a portare a Copenaghen una posizione consolidata sugli emission taget.
Comunque vada, non dobbiamo però pensare alla Conferenza di Copenaghen in termini negativi. Il mondo dimostra di aver preso coscienza dei cambiamenti climatici oggi in atto, nonostante la crisi economica ne abbia attenuato l’attenzione da parte dell’opinione pubblica. Il coinvolgimento delle maggiori economie mondiali nei negoziati, da quella statunitense a quella dei paesi emergenti, rappresenta già di per se un successo senza precedenti. Copenaghen, anche senza un documento finale pienamente condiviso e rivoluzionario, potrebbe rappresentare un successo, specie se considerato come punto di partenza nella definizione dei punti principali su cui lavorare nei futuri negoziati. Se un documento chiaro e rilevante verrà invece sottoscritto, Copenaghen sarà un successo senza precedenti.

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