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Brunetta: Tremonti, nessuno lo mette in discussione

da La Stampa
 
Per Renato Brunetta, ministro della Pubblica Amministrazione, Giulio Tremonti è il miglior ministro dell’Economia e delle Finanze d’Europa, e forse del mondo, ma deve mantenere la calma perché la politica economica è sua, sempre sotto l’egida di Berlusconi.
Ministro Brunetta, perché voi ministri litigate?
«Guardiamo i fatti. L’Italia ha molto probabilmente la migliore politica economica e finanziaria d’Europa, il miglior ministro dell’Economia e delle Finanze d’Europa e forse del mondo. I fatti dicono che non abbiamo avuto nessuna crisi finanziaria, nessuna crisi bancaria, nessuna crisi sociale, nessuna crisi d’impresa. Nonostante un debito spaventoso, una spesa pubblica spesso fuori controllo, uno Stato certo non particolarmente efficiente abbiamo retto la crisi meglio di tutti gli altri Paesi del mondo».
Ma se le cose vanno bene come dice rei, perché c’è guerra nell’esecutivo? Se Tremonti è così bravo, perché i suoi colleghi vogliono ridurne il potere?
«Un anno fa abbiamo fatto una manovra triennale per 36 miliardi e riformato la Finanziaria impedendo gli assalti alla diligenza. Tutto questo produce malumori e mal di pancia, è naturale. E poi siamo in un delicato momento di transizione sul fronte economico: si sta passando dalla politica dell’assistenza e del rigore a quella del rilancio dello sviluppo, verso la ripresa. E le risorse sono scarse. Se la crisi è passata va bene, altrimenti si rischia di fare un disastro. Tremonti ha una posizione cauta e preoccupata, e io sono d’accordo con lui».
Ma è stato Berlusconi ad annunciare il taglio dell’Irap
«Sta scritto sul programma di governo, ci sarà una graduale eliminazione dell’Irap, compatibilmente con la finanza pubblica. Se finora siamo stati più attenti verso il lavoro dipendente, adesso dobbiamo pensare a chi è più in difficoltà: la piccola impresa, il lavoro autonomo, gli atipici. Il problema è come coniugare il rigore – altrimenti i mercati finanziari ci fanno neri – con le risorse finanziarie».
Ragionamenti economici; ma c’è anche la politica con cui fare i conti, e a quanto pare anche i fatti personali.
«Finora Giulio Tremonti ha avuto la totale responsabilità della politica economica del governo. Nessuno l’ha mai messa in dubbio. Se poi Tremonti vuole lanciare la Banca del Sudi i ministri avranno il diritto di dire la loro? Se lui invita a pazientare, gli altri ministri potranno domandare quando si comincia con il rilancio? Potrò io chiedere se ci sono le risorse per i contratti pubblici, o per gli investimenti della banda larga? Potrà il ministro Gelmini voler fare la riforma dell’università, il ministro Alfano la riforma della giustizia, il ministro Sacconi quella del welfare sanitario? Potrà il ministro Calderoli sollecitare l’applicazione del federalismo fiscale? Potranno chiedere anche i ministri Prestigiacomo, Scajola o Bondi?»
Caspita, che lista. Ma se Tremonti risponde sempre “no”…
«Tante riforme importanti le abbiamo già fatte. Ci vuole pazienza: nessuno deve scalpitare, né i ministri né il collega Tremonti. Nessuno può dire “il governo lo controllo io”. E un organismo collettivo e collegiale. Tremonti finora ha avuto la totale condivisione, e l’avrà ancora in futuro».
Tremonti ha chiesto la poltrona da vicepremier. Che ne pensa?
«Io credo che non gli serva in questa fase. Credo non abbia alcuna ragion d’essere. Serve per verticalizzare il processo decisionale, ma lui ha già tutto questo».
E allora, perché la chiede?
«Non lo so. So solo che la politica economica è interamente delegata a Tremonti. Che Berlusconi fa la sintesi. Che non ci sono ulteriori esigenze di deleghe. Che nessuno ha nemmeno pensato di togliergli qualcosa».
Temete sia intaccato il primato di Berlusconi?
«Berlusconi ha il primato perché ha i voti, perché è il premier e il leader del Pdl. La sintesi di Berlusconi, in cui tutti si riconoscono, è la sintesi del governo. Punto».
Ma se Tremonti pone questo problema. Evidentemente non ne è tanto convinto.
«È un problema suo, non del governo».
E l’elogio del posto fisso?
«Mi pare una tempesta in un bicchier d’acqua, l’ha detto lo stesso Tremonti. Forse avrebbe dovuto dire che il valore è il lavoro, non il posto di lavoro».
Ma ha detto proprio un’altra cosa.
«Per carità, anche Tremonti è umano, può sfuggirgli una affermazione sbagliata. Ne diciamo tante, tutti, di cavolate!»
E Fini?
«Fini sta svolgendo un ruolo straordinario di equilibrio, ed è un punto di riferimento fondamentale».
Insomma, si sistemerà tutto.
«Sto ai fatti. La Lega vuole avere più spazio? È legittimo, ma se lo conquisti, non può pensare che gli altri glielo regalino. Il guaio è che dobbiamo fare tutto: il governo, il dibattito, le idee, e anche un po’ di opposizione. Dall’altra parte non c’è niente».
E nel governo? Il ministro dell’Economia tornerà nei ranghi?
«Secondo me ha ragione Fini: ci sono gli organi di partito e parlamentari, convochiamoli e discutiamo. I ministri vadano umilmente a relazionare, io per primo, a spiegare le loro idee e le loro proposte. E che siamo, noi ministri, nati imparati?».
Anche Tremonti?
«Tutti. Tutti».

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