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Un’estate sin troppo “amichevole”

L’estate del calcio italiano è caratterizzata, anche quest’anno, da amichevoli di ogni tipo e programmate in qualsiasi parte del globo.
Si gioca. Tanto e spesso. Con un principale e forse unico obiettivo: fare cassa. La tournè americana di Milan ed Inter, inutili giraci intorno,  serve soprattutto a questo.
I match sotto il solleone, a quanto pare, sono oramai parte integrante della preparazione tecnica e atletica di una squadra. I ritiri di una volta, con team che si estraniavano dal mondo per affinare schemi e rafforzare i legami tra i calciatori, sono solo un lontano di ricordo. Oggi bastano pochi giorni per scendere in campo e affrontare sfide suggestive quanto inutili con formazioni blasonate come il Chelsea o il Real Madrid. Inutili perché è impossibile considerarli  test attendibili quando le rose non sono ancora completate e la preparazione atletica è ancora allo stato iniziale. E’ il marketing, il terribile bisogno di incassare nuovi introiti, che costringe le società di Serie A a fare immediatemente i conti con i rettangolo di gioco e il caldo torrido.
Con la crisi che c’è in giro, difficile rinunciare a questi soldi. Ma è altrettanto vero che c’è il rischio di sprecare l’unico periodo dell’anno che consente di creare lo spirito, il fisico e il cervello di una squadra. Lo scorso anno, la scadente condizione fisica delle italiane fu un elemento decisivo nella fallimentare esperienza europea. Gli altri arrivavano sempre primi sulla palla, mentre i nostri arrancavano. Per non parlare poi della lunghe liste d’infortuni che superavano di gran lunga quelle delle squalifiche. Ma, stando alle cronache sportive di questi giorni, le casse continuano ad avere la priorità.
La stagione, che si avvicina e che ci separa al mondiale africano, sarà lunga e fin troppo intensa. Il calcio impone continuamente le sue scadenze e non c’è mai tempo per pensare alla programmazione.
C’è chi ha addirittura pronosticato, in un futuro nemmeno troppo lontano, la fine dei ritiri. Per la gioia dei calciatori e il dispiacere dei romantici del pallone.

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