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Quelle vignette che fecero imbestialire McCarthy e Nixon

Poco più di un secolo fa nasceva Herb Block (1909-2001), meglio noto come Herblock, uno dei più celebri vignettisti americani, che per ben 72 anni, dalla presidenza di Herbert Hoover (1929) a quella di George W. Bush (2001), ha commentato, con tratto inconfondibile, il suo Paese, la politica mondiale e il genere umano. Nato a Chicago, Block iniziò a lavorare per il “Chicago Daily News” e la “Nea” (Newspaper Enterprise Association Service), entrando poi, nel 1946, al “Washington Post” dove rimase per oltre mezzo secolo, fino alla morte.
La Library of Congress lo celebra con una mostra in programma fino al 1° maggio 2010, attraverso 82 vignette originali, tratte prevalentemente dall’ampia collezione in suo possesso (nel 2002 la Fondazione Block ha donato l’archivio del vignettista alla Biblioteca):  oggi The Herbert L. Block Collection include oltre 14.000 vignette, cui vanno aggiunti bozzetti preliminari, manoscritti e fascicoli vari. Quello che maggiormente colpisce visitando la mostra, è la capacità di Herblock di meditare su buona parte delle grandi tappe del Novecento, denunciando con tratto fermo sperequazioni, contraddizioni e immoralità. Trasversalmente, vengono colpite le ingiustizie economiche e sociali, i totalitarismi e la brama di potere, nazismo, comunismo e guerra fredda, stereotipi e razzismi. La grande protagonista, però, è la politica americana, che diviene paradigma di tante debolezze umane.
Tra le vignette esposte alla mostra, due sono dedicate a Mussolini. La prima (20 aprile 1934), richiamando l’Onmi, raffigura un bambino tenuto per mano da un militare:  vuole denunciare lo sfruttamento pretestuoso dei bambini compiuto dal Duce, evocando nel titolo le celebri parole di Gesù. Lapidaria anche la seconda vignetta, datata 8 marzo 1941. Sotto il titolo Ha reso puntuali i treni, Herblock ritrae un solitario e triste Mussolini che non può far altro che guardare un convoglio pieno zeppo di nazisti attraversare la Penisola.
La politica americana, però, la fa da padrona nella penna di Herblock. Se “solo” nel 1979, dopo essere stato ritratto mentre striscia fuori da una fogna a cielo aperto Nixon sospenderà il suo abbonamento al “Washington Post”, la mostra riporta una vignetta che fece particolarmente infuriare il presidente. Era il 18 dicembre 1969 quando sul quotidiano comparve il disegno di due donne, sotto il titolo The mini-and-max-era, che, nel denunciare i profondi disaccordi tra la Casa Bianca e il Congresso democratico in materia di budget, richiamava il femminismo allora imperante. Il disegno ritraeva due donne:  una, sorridente e con i lunghi capelli al vento, indossava un pesante e lunghissimo cappotto, military spending; l’altra, seminuda e intirizzita dal freddo, domestic needs.
Herblock, però, firmò anche vignette felici, spie di conquiste importanti. È il caso di quella del 6 giugno 1954, in cui l’autore ironizzava sulle difficili relazioni tra l’allora direttore della Library of Congress, Evans, e il Congresso americano, per nulla contento che le porte della celebre istituzione fossero state aperte al grande pubblico. Nel maggio 1968, invece, Herblock firma Race, giocando sul doppio significato di gara e razza:  nella corsa tra due uomini di colore, quello con la maglietta progress supera colui che indossa la maglia violence.
Tre volte vincitore del Premio Pulitzer (1942, 1954 e 1979), il successo di Herblock si è misurato  nella  sua  capacità  di  far  riflettere  l’opinione pubblica, ma anche di suscitare le ire di tanti uomini celebri (se il senatore Joseph R. McCarthy lo denunciò, Spiro Agnew, il primo vice presidente di Nixon, lo bollò come “re della satira distorta”). Nel farlo, non raramente il vignettista assunse posizioni distanti da quelle del suo editore (l’Osservatore Romano).

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