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Brandelli d’Italia

Son pochi centocinquant’anni di storia per una Nazione, ma d’altronde è la storia per cui ci troviamo quest’anno a festeggiare tutti insieme, da Nord a Sud, un evento da cui sembra impossibile separarci.
Per un giorno, il 17 Marzo, sulla cui opportunità di renderlo festa nazionale, decisione alla fine presa, è stata aperta una discussione a cui nessuno si è sottratto, ci sentiremo uniti, o dovremmo sentirci tali, mettendo via rancori e divisioni di ogni sorta.
Nella messe di pubblicazioni apparse per tale ricorrenza, mi sembra di particolare rilievo Brandelli d’Italia, 150 anni di conflitti Nord-Sud, di Romano Bracalini, edito da Rubbettino, ottimo editore Calabrese.
Certo meridionalismo “militante” contemporaneo gioca con le cifre confrontando quanto sarebbe stato sottratto con quello che è stato investito. Qualcuno si è spinto a quantificare in moneta attuale la rapina subita dal Mezzogiorno all’atto dell’unità, quasi sempre omettendo di considerare che una buona parte è stata dissipata al Sud dal governo garibaldino, che parte è andata ai nuovi potentati locali e che anche il Meridione ha dovuto contribuire per quanto di sua competenza (la popolazione meridionale era più della metà di quella totale) alla spesa complessiva del nuovo Stato. Naturalmente si evita di raffrontare quelle cifre con quelle tolte alle comunità padane allora e, soprattutto, oggi.
A rimettere un po’ di ordine sui balletti dei numeri e sulle descrizioni un po’ troppo rosee dell’economia e della società meridionale pre-unitaria ci pensa proprio questo libro.
Vi si chiarisce come l’unità sia stata un affare per certi ceti economici e per la classe politica, ma una catastrofe per le prospettive settentrionali, trascinate sempre più lontano dall’Europa, e per quelle del Meridione, drogato da un flusso di denaro male utilizzato e in larga parte finito ad alimentare parassitismo e malavita. L’unità insomma ha fatto del bene soprattutto a chi l’ha inventata.
Il libro ha il merito di ricondurre alla verità storica e riportare alle sue giuste dimensioni un fenomeno che viene capziosamente da certa pubblicistica meridionalista basata sul “risarcimentismo”, costruito sul principio del “ci hanno voluto e adesso ci mantengano”, finalizzato a perpetrare il trasferimento di risorse dalle regioni del Nord. E’ un atteggiamento di comodo di alcuni meridionalisti dell’ultima ora che colpevolizzano i popoli del nord, vittime come tutti gli altri.
Un altro merito non da poco del libro, in un momento di così intensa crisi politica e mancanza di dialogo fra le parti, è quello di non schierarsi a favore né dell’uno né dell’altro; e, non ultimo, va riconosciuto a Bracalini l’aver realizzato un libro di facile e scorrevole lettura, anche per un non addetto ai lavori.

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