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Magistrati contro

Anche le toghe sbagliano. Anche quelle il cui compito è sanzionare le toghe che sbagliano. O nominare altre toghe nei posti chiave. Sbaglia, insomma, perfino il Csm. Almeno a giudicare dal numero di atti dell’organo supremo di autogoverno della magistratura che passano ogni anno al vaglio della giustizia amministrativa. I numeri spuntano fuori da una ricerca
commissionata dallo stesso Consiglio superiore della Magistratura, e di cui Libero è entrato in possesso. Dal primo agosto 2006 sono centinaia i ricorsi presentati a seguito di atti formali del Csm impugnati a vario titolo. Molti di questi, almeno stando agli esiti in primo o secondo grado (Tar e
Consiglio di Stato), sono più che fondati. Sono infatti 137 gli accoglimenti al tribunale amministrativo, e 21 gli appelli del ricorrente accolti in seconda istanza. Il che significa che una percentuale più che significativa (quasi un terzo) dei ricorsi sono motivati: i giudici del Csm sbagliano, vengono bacchettati dalla giustizia amministrativa che in moltissimi casi
stoppa le loro scelte. valanghe di ricorsi Andando a vedere più nel dettaglio e nel merito gli “alt” arrivati dalla giustizia amministrativa, si nota come le bacchettate distribuite riguardino il conferimento di uffici direttivi e i trasferimenti o l’assegnazione di posti. Proprio queste due categorie di decisioni sono le più stangate dal Tar, e sempre queste voci guidano la classifica dei ricorsi accolti anche in sede di Consiglio di Stato. Guardando il riassunto delle pronunce a partire dall’agosto 2006 (quindi in pratica negli ultimi tre anni), queste riguardano gli uditori e i concorsi (303), il conferimento di uffici direttivi (249), la magistratura onoraria (176), i trasferimenti e le assegnazioni (137). Queste le pratiche esaminate: ma il dato più significativo è che se invece si vanno a vedere i giudizi del Tar, la quasi totalità dei ricorsi sugli uditori sono o rigettati o dichiarati
improcedibili e appena 6 su 303 sono accolti in primo grado. Ma la percentuale di ricorsi accolti schizza quando si prendono in considerazione gli uffici direttivi e i trasferimenti (37 su 249 e 28 su 137, rispettivamente): insomma, gli “errori” riguardano proprio le decisioni più legate agli avanzamenti di carriera e alle nomine nei posti chiave, ed è in questi campi che gli atti del Csm sono percentualmente più a rischio. Come si spiegano “errori” di questo tipo? Un’ipotesi non azzardata è che le nomine oggetto di tanti ricorsi, che rischiano di rallentare la macchina della giustizia (non nota per la sua velocità), siano spesso sacrificate a criteri “correntizi” più che ai curricula dei magistrati. Di qui la frequenza di casi dibattuti e la ragione data in molti casi al ricorrente.
Sui 136 casi di accoglimento di ricorsi, ben 37 sono legati al conferimento di uffici direttivi, e 28 a trasferimenti o assegnazioni non d’ufficio. Anche gli appelli riflettono cifre simili, in proporzione.
lottizzati e contenti.
È probabilmente con riferimento a casi come questi che non molto fa il ministro della Giustizia Angelino Alfano aveva parlato – con toni piuttosto marcati – di «lottizzazioni correntizie», avanzando il sospetto che nelle scelte delle personalità da posizionare in alcune caselle chiave contassero più le appartenenze alle sigle delle toghe che non il merito dei singoli magistrati. Di certo la sensazione che qualcosa non torni non è estranea neppure allo stesso Csm. In una recente intervista al Foglio, il giudice Cosimo Ferri, di Magistratura indipendente, ha aperto all’idea di Alfano di effettuare un sorteggio per l’elezione al Csm. Con Libero, lo stesso Ferri commenta gli esiti dell’indagine sui ricorsi: «Crescono i casi di nomine annullate dal Tar, come per i procuratori aggiunti di Roma». E che i tributi pagati alle correnti siano uno dei motivi, se non il principale, di questi intoppi, è qualcosa più di un sospetto: «Avevo proposto», spiega a Libero Ferri, «il pre-sorteggio dei candidati e poi di ampliare la rosa per renderla più rappresentativa. Insomma, evitare che siano le correnti a predesignare chi può davvero accedere alle nomine».
Stando ai dati dell’indagine del Csm, in effetti, a quanto pare l’idea di introdurre elementi legati al sorteggio nella nomina del Csm ha qualche ragione di essere avanzata. E forse i giudici che di recente si sono dimessi in polemica col ministro della Giustizia per le sue dichiarazioni (le loro
cariche stavano comunque per scadere) non sono lo specchio esaustivo di tutti i colleghi. Probabilmente, non lo sono neppure dei membri togati del Csm.

Articolo tratto da “Libero”del 28 luglio 2009

 

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