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Il pranzo di ferragosto

Piccolo caso cinematografico dell’estate 2008, “Il pranzo di Ferragosto” è un film gradevole, che la cinematografia italiana dovrebbe prendere come esempio di prodotto a basso costo ed introiti, in proporzione, elevati (2.100.000 euro circa di incasso nelle sale, a fronte di costi produzione tendenti a zero).
I protagonisti sono quattro anziane malate di solitudine ed un uomo perdigiorno di circa cinquant’anni, figlio di una di queste, a cui vengono affidate per una nottata, quella del 14 agosto.
In questo breve lasso di tempo, le anziane scopriranno di avere ancora qualcosa da dire e “da amare” e cercheranno in ogni modo di non far finire questo “sogno di una notte di mezz’estate”.
Divertenti le scene in cui il cinquantenne è costretto a girovagare nella notte romana alla ricerca di una delle anziane (fermatasi in un pub a bere qualcosa), oppure quando, su un motorino in una Roma deserta, troverà da mangiare per il pranzo di ferragosto soltanto grazie ai pescatori rumeni sul Tevere.
Interessante è d’altronde l’esperimento su cui ha voluto scommettere Matteo Garrone, già regista apprezzato, in questo caso nella veste di produttore del film, ovvero quello di far recitare attori non professionisti nella parte, presumibile, di loro stessi; il risultato è quello di vedere sullo schermo quattro anziane signore che potrebbero essere tranquillamente delle nonne, tipicamente romane, di ognuno di noi.

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