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Altro che fighetti. Parte da qui il nuovo Pdl

Figli di papà. Si racchiude in questa antica e inflazionata categoria il pregiudizio che da sempre accompagna i cosiddetti “Giovani per la Libertà”, ovvero il movimento giovanile della vecchia Forza Italia. Che oggi è obbligato ad interloquire quotidianamente con Azione Giovani (il movimento di An), per la messa a punto del nuovo Giovanile Pdl.
Si è scritto e detto di tutto in questi anni: che i ragazzi di Silvio sono solo dei semplici fan, o nel peggiore dei casi adulatori. Che non hanno una storia alle spalle e soprattutto una cultura politica. Che sono meno determinati e organizzati degli ultimi eredi della fiamma tricolore. C’è chi poi è andato oltre: sono tutti uguali, con giacca, cravatta, auricolare, erre moscia e conto in banca.
Ma chi ha bazzicato un po’ l’ambiente, sa che la realtà è parecchio diversa e che nonostante palesi e inevitabili difficoltà, il movimento giovanile azzurro è diventato oggi qualcosa di importante.
La cultura politica è quella del partito d’origine, con l’aggiunta di un pizzico di folle estremismo, tipico di chi fa politica a questa età. Gli azzurrini hanno contribuito a sdoganare, presso le nuove generazioni, le idee e i programmi che una volta appartenevano a quelle forze che contrastavano lo strapotere ideologico del Pci: libero mercato, centralità della persona, esaltazione dei valori occidentali. Hanno, in poche parole, accompagnato la nascita e la legittimazione della destra moderata e liberale italiana.
La mancanza di punti di riferimento interni, le carenze organizzative e la quasi anarchia si sono rivelate paradossalmente una risorsa, offrendo la possibilità ai suoi protagonisti di muoversi liberamente all’interno di un laboratorio che, prima di scrivere le sue regole, ha formato sul campo tantissimi ragazzi. La rigidità e la struttura gerarchica di altri movimenti ha invece bloccato sul nascere tutte le novità provenienti dal mondo esterno.
Sullo status sociale, poi, si potrebbe discutere all’infinito. Basta però considerare la trasversalità del consenso ottenuto da Fi e dal suo leader per accettare l’idea che i membri del giovanile non appartengono certo ad una sola classe sociale.
Ora il Pdl sta venendo, gradualmente, alla luce. Gli ottimi risultati delle elezioni di giugno fanno ben sperare, anche se i traguardi da raggiungere sono ancora piuttosto lontani. C’è da costruire un partito nuovo, moderno, funzionale alle esigenze della società attuale e radicato in ogni angolo del territorio. Decisivo sarà il ruolo dei giovani e il contributo che quelli provenienti da Forza Italia potranno dare alla causa. Basta credere di più in se stessi e guardare al recente passato con occhio critico ma al tempo stesso con la consapevolezza di aver vissuto tante esperienze positive (come ad esempio i successi nelle università e la promozione di diversi elementi nati e cresciuti in Fi Giovani).
Il pregiudizio altrui ha contribuito a renderli più forti, costringendoli sempre a dimostrare a tutti il loro valore. Ora bisogna resistere e non mollare. E soprattutto avere più coraggio.
I Giovani per la Libertà sono cresciuti tanto in questi anni perché hanno approfittato di quei vuoti lasciati dalle repentine trasformazioni dei partiti, della politica in generale e del Paese. Mentre gli altri si perdevano nelle loro stesse regole e nostalgie, hanno saputo, forse senza nemmeno rendersene conto fino in fondo, cavalcare e non subire il cambiamento. Sarebbe un peccato fermarsi proprio adesso.

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