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Niente caserme, ma nemmeno bordelli

Si alza la temperatura dalle parti del Popolo della Libertà.
Clima rovente, per motivi che più o meno tutti conoscono. E c’è chi già parla di resa dei conti. Da una parte i finiani, dall’altra il resto di un partito che non tollera più certe prese di posizioni, che invece di arricchire il dibattito, riescono solo a logorare l’immagine della maggioranza.
Stavolta, a uscire allo scoperto, è il coordinatore Denis Verdini.
Che rammenta ai “ribelli” come il tanto osannato pluralismo non dovrebbe trasformarsi in caos e anarchia: “Il PDL non deve essere una caserma ma neanche un bordello, dove ogni giorno c’è chi apre bocca e gli dà fiato, usando in modo equivocabile il pluralis majestatis e formando un insopportabile cicaleccio che non tiene conto che esistono un partito, un coordinamento nazionale, i vari organismi, compresi i probiviri”.
Poi un messaggio chiaro a uno dei dissidenti più rumorosi: “Ricordo in particolare all’on. Granata, che pontifica su tutto, che esiste una sola linea di partito, che deve essere democraticamente decisa negli organismi, dalla quale si può dissentire ma alla quale né lui né nessun altro si può certo sostituire”.

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