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Libertà economica: Italia meno moderata. Avanzano Ruanda e Mozambico

L’Italia è “moderatly free”. Però siamo meno “moderatly” di un anno fa. Non parliamo del nostro livello di educazione, ma della classifica sulla libertà economica. Come ogni anno arriva l’abituale ricerca stilata dal Wall Street Journal e dalla Heritage Foundationla sulla libertà di produrre, scambiare e consumare ogni prodotto o servizio richiesto, senza l’uso della forza e della coercizione, e senza l’intervento dello Stato. L’Italia si attesa al 74esimo posto su 179, recuperando due posizioni rispetto al 2008 (anno tragico che la vide perdere 12 posti rispetto al periodo precedente). In linea generale il livello di libertà economica ha risentito di un generale abbassamento (con meno libertà di mercato), a causa dell’inevitabile influenza di misure statali a sostegno dalla crisi finanziaria. Ricordiamo che maggiori misure da parte dello Stato limitano il concetto liberale di economia, su cui inoltre si basa lo scopo della ricerca. In questa maniera, mentre Honk Hong, Gran Bretagna e Stati Uniti registrano un calo fino al 3%, l’Italia porta a casa un miglioramento dovuto a maggiore libertà di scambio e investimento, pure se ancora penalizzato da una pesante politica del fisco e da una corruzione diffusa.
Contenti per il Belpaese, la vera notizia la fanno le economie più deboli. Nonostante la sfortuna finanziaria si sia abbattuta con violenza su di noi, paesi come Mozambico, Bosnia Erzegovina, Ruanda e Montenegro non hanno arrestato la loro corsa verso il libero mercato con un aumento in percentuale che ha superato il 5%. Secondo la ricerca americana ognuno di loro è stato in grado di approvare misure di trasparenza utili per un maggiore sviluppo economico, grazie anche a politiche di territorio meno negazioniste.
La maglia nera invece va all’Iraq e all’Afghanistan, paesi che registrano un pesante  “Non Classificato”, a causa di una situazione politico-sociale sul territorio che non ha permesso di rilevare dati sufficienti di paragone.

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