Archivio di Cultura

Liberiamo la cultura dalla politica

Vorrei ampliare l’analisi di Pierluigi Battista circa l’egemonia culturale della sinistra che persiste mentre il centrodestra sembra disinteressarsene. A mio parere, oggi il panorama è molto più complesso della dicotomia destra e sinistra.
Altrimenti non si capirebbero posizioni ulteriori, cioè quelle rappresentate proprio dal Corriere della Sera e da autorevoli intellettuali come Ernesto Galli della Loggia o Angelo Panebianco o Giuseppe De Rita. Sensibilità che non possono essere ricondotte alla visione egemonica di sinistra, ma neppure ascrivibili al centrodestra, pur essendo posizioni liberali e di buon senso, simili a quelle che noi faticosamente cerchiamo di incarnare, molto spesso senza essere compresi.
In ogni caso, i temi del mondo liberale e riformista, del mondo cattolico o ancora del mondo federalista e leghista, hanno squassato l’egemonia. Tutte le parole sul tavolo della politica oggi non sono più patrimonio della sinistra, semmai frutto di una rivoluzione di pensiero. Prendiamo la storia: non so se sia merito degli intellettuali di destra oppure di tutti gli intellettuali non della sinistra più retriva, in ogni caso il revisionismo, inteso come desiderio di verità, ha ribaltato una storiografia cinquantennale che si fondava su falsità e reticenze.
Più in generale, credo che l’intellighenzia di sinistra persista in una autoreferenzialità sterile e vinca solo in mondi chiusi, perché essa si riduce a tecnica di gestione di potere. La crisi della sinistra è innanzitutto una crisi culturale, e l’incapacità dei suoi intellettuali di misurarsi con la realtà è causa primaria. Quindi non direi che il centrodestra si occupa del potere, la sinistra di idee. Direi piuttosto il contrario, la sinistra, in campo culturale, si occupa meramente di potere e soldi, il centrodestra si preoccupa di liberare le energie, superando una concezione della cultura come ricerca del consenso. Per quanto mi riguarda, ad esempio, vorrei essere ricordato come il ministro dei Beni Culturali che ha contribuito a liberare la cultura dai condizionamenti del potere e che ha promosso la possibilità per tutti gli uomini di cultura di esprimere la propria creatività e il proprio talento.
Aggiungo: quando Renato Brunetta mi sollecita a smontare il meccanismo dei finanziamenti allo spettacolo non lo fa per disinteresse verso il «culturame» alla maniera di Scelba, semmai lo fa proprio perché vuole – come me -liberare la cultura dal giogo della politica. La nostra visione liberale e riformista, infatti, ci induce a non voler contrapporre ‘a una stucchevole egemonia, un’egemonia contraria. Sarebbe per noi più facile mantenere fondi illimitati, solo invertendo il segno di chi li deve percepire. Ma non è questo il nostro progetto, né la mia ambizione.
Se non in determinati momenti e contesti credo sia sbagliato, talora immorale, che vengano dati denari pubblici per sostenere ideologie, cosa che è sempre successa con la sinistra al governo. Ovvio, il problema non è di impedire che gli intellettuali, gli scrittori, i registi, possano persino sbagliare in nome delle ideologie, ciò non toglie che nella mia idea di politica lo Stato non deve finanziare nessuna ideologia, al più creare meccanismi virtuosi perché ogni pensiero e forma d’arte possa trovare fondi e stare sul mercato.
Non vorrei insistere, ma sta qui il difetto della cultura di sinistra: pensarsi ancella della politica, e gli echi di questa sudditanza li abbiamo uditi al festival di Venezia. Gli intellettuali di sinistra sono ciechi che preferiscono, poiché abituati al servaggio, cambiare padrone piuttosto che assumersi il peso della libertà.
Certo, se questa è la cultura, allora non ci interessa, né ci interessano gli architetti della sinistra intransigente che hanno costruito orribili edifici al soldo degli speculatori, gli scrittori che si battono per la libertà di pensiero e hanno poi scritto pessimi libri pagati da chi secondo loro attenta a questa libertà, i registi di film inconsistenti prodotti o finanziati dal «nemico». La loro incoerenza li rende ridicoli. Più che aiutare la loro parte politica, la mette in difficoltà, ne aumenta l’inconsistenza. E chiudo: solo in Italia ci siamo acconciati alla «bestialità culturale» di pensare a una cultura di sinistra e di destra, quando la cultura o è cultura o non è. Perciò, quando ci dimostriamo disinteressati – come arguisce Battista – siamo disinteressati a quel tipo di intellettualità e «culturame», non alla vera cultura che è sempre frutto della libertà, non un succedaneo dell’ideologia (da ilCorriere della Sera).

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