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Hereafter

Avrei voluto dare almeno un nì alla mia prima recensione cinematografica, ma devo dare, sebbene sia più sofferto di quanto sembri, un bel no all’ultima fatica di Clint Eastwood.
Dopo aver assistito ad ottimi suoi film, siamo di fronte a un film mediocre, senza troppe pretese, ma ciò che è più grave a mio avviso, un film quasi “svogliato”, fatto apposta per non entusiasmare. Insolito se pensiamo ai suoi ultimi film, dove la volontà di coinvolgere lo spettatore risultava più convincente.
Il tema trattato è quello della morte e dell’aldilà, molto difficile e rischioso anche per un regista del calibro di Clint Eastwood.
Nel film troviamo tre vite, Marie (Cécile De France), giornalista francese di successo, che miracolosamente riesce a salvarsi insieme al fidanzato dallo tsunami che nel 2004 devastò il sud-est asiatico; George (Matt Damon), operaio americano con passato di sensitivo professionista, ma che ora vive questo suo dono come una condanna che gli impedisce di avere rapporti normali con gli altri; e infine Marcus (George McLaren e Frankie McLaren), studente londinese che perde in un tragico incidente il suo fratello gemello di pochi minuti più grande di lui, e che per questo cerca risposte sull’aldilà.
Queste tre storie s’intrecciano, o tentano di intrecciarsi, ma a fatica, macchinosamente, senza mai far comprendere allo spettatore quale sia il vero “nodo” che le lega. La morte diranno i più, ma per intreccio mi riferisco ad altro. Sebbene, infatti, il binomio vita-morte sia evidente, le tre vite danno l’impressione di proseguire come rette parallele, senza mai convergere del tutto. Ciononostante non appaiono neanche come episodi distinti, soluzione che forse il regista avrebbe dovuto prendere in considerazione sin dall’inizio.
Peccato che il risultato finale non sia entusiasmante, perché l’inizio prometteva bene. La ricostruzione dello tsunami nel sud-est asiatico è davvero impressionante e rende benissimo l’idea di quanto avvenuto. Gli effetti speciali danno i brividi catapultando lo spettatore in quello scenario apocalittico, senza alcun bisogno della tecnologia stereoscopica, ormai di gran moda.

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