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Evasori di tutto il mondo unitevi!

Nell’immaginario collettivo l’evasore è quasi un eroe. Puntualizziamo. Non che in questi ultimi tempi sia visto tanto di buon occhio, ma, negli studi sociologici la figura dell’evasore è percepita con più indulgenza rispetto alle altre categorie criminologiche, forse con una nota di rassegnazione. Questi, infatti, persuaso che le somme versate all’erario in ogni caso non raggiungerebbero i loro scopi, vuoi per le inefficienze e gli sprechi della pubblica amministrazione, vuoi per la sete di pecunia delle oligarchie che stanno al potere, giustifica le proprie azioni proponendosi come il Robin Hood dei tempi moderni: sottrae denaro dovuto allo Stato, per poi donarlo ai poveri, ossia se stesso, ottenendo un indebito risparmio d’imposta che, invece di rimpinguare le casse statali, alimenterà il suo compiacimento personale.
La sottocultura della furbizia fiscale si offre come antivalore della modernità, facendo un baffo a coloro che, soggetti alla c.d. “coazione alla virtù”, non possono evadere perché salariati a stipendio fisso. I numerosi esempi di evasori sospettati o confermati, ma alla fine impuniti, dimostrano quella che è una quasi benevola tolleranza dello Stato verso tali fenomeni di massa. Un pioniere dei condoni fiscali fu, udite udite, Adolf Hitler, il quale da “ordinario” evasore, tentava di contrastare gli accertamenti avvalendosi di dilazioni, deduzioni false e intestazioni fiduciarie di beni di lusso, fino ad accumulare un debito per una cifra odierna equivalente a circa 8 milioni di dollari. Una volta salito al potere, però, i guai di Adolf svanirono nel nulla, seguendo la stessa sorte dell’ufficio delle tasse di Monaco, cancellato da un atto legislativo.
Ma non è solo prerogativa del Dittatore l’essersi serviti di sottili escamotage per poi uscirne totalmente indenni. Si vocifera che anche la monarchia inglese non paghi le tasse! Un membro del Partito Socialista Scozzese ha accusato pubblicamente la Regina d’Inghilterra di non aver corrisposto i tributi di successione sulle proprietà ereditate dalla Regina Madre, mentre altri sospettano ingenti distrazioni dai beni della Corona inglese, sebbene, non potendone conoscere la consistenza, non riescano a quantificarne l’ammontare.
In ogni modo, non tutte le storie hanno un lieto fine: qualche volta i famosi evasori sono stati costretti a staccare anche assegni a sei zeri, come è successo in passato a Luciano Pavarotti, Alberto Tomba, Valentino stilista e Valentino pilota, e chi più ne ha più ne metta.
Certo, l’Italia non avrà un sistema tributario come quello australiano, considerato uno dei più efficienti al mondo, perché permette ai singoli cittadini di segnalare le violazioni della legge fiscale direttamente online, in una situazione di totale anonimato, tuttavia, ci stiamo muovendo nella direzione giusta. Il 12 febbraio, infatti, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha firmato una nota con la quale si prevede che le singole amministrazioni comunali potranno segnalare al Fisco dati utili alla lotta all’evasione tramite il Siatel, sistema di interscambio con l’anagrafe tributaria.
Si tratta sicuramente di un enorme passo in avanti nella collaborazione fra enti pubblici per contrastare il fenomeno dell’evasione, ma siamo ancora lungi da un sistema che metta a diretto contatto il Fisco col cittadino, in modo spedito e veloce, così come preconizzato dal sito www.evasori.info, creato da un professore informatico, che utilizza dei form per incanalare le segnalazioni e fornisce statistiche in tempo reale allocandole su una mappa nazionale. Ancora oggi il cittadino con alto senso civico deve rivolgersi al 117, fornire le proprie generalità e attendere una pattuglia sul “luogo del delitto”, ossia presso l’esercizio dal quale non si è ricevuto l’agognato scontrino. In alternativa può presentarsi presso il Reparto più vicino per compiere le dovute formalizzazioni.
È logico che, così com’è, lo status quo inibisce ai singoli volenterosi di farsi giustizia, preferendo gli stessi chiudere un occhio in un limbo grigio di infrazioni, piuttosto che affrontare inutili e perversi palleggi burocratici. Ciò che occorrerebbe, in realtà, sarebbe proprio un collegamento diretto e sicuro con l’amministrazione tributaria, magari anche a livello europeo, sul modello di Europol, viste le dimensioni sempre più estese dei trasferimenti di ricchezza, che consenta a chi vuole restare anonimo di non essere tenuto a fornire le proprie generalità, bilanciando tale situazione con una maggiore credibilità conferita alle segnalazioni provenienti da autori identificati. Il tutto sfruttando la potenza e l’efficacia dei sistemi di telecomunicazione.
L’appello iniziale, allora, va rettificato: evasori di tutto il mondo unitevi, perché se si danno le armi giuste ai cittadini, non avrete più scampo!

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