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Craxi al Corsera: Mio padre e Berlusconi? Due innovatori

Stefani Craxi, a pochi giorni dal decennale della morte, torna a parlare del padre Bettino. In un lungo colloquio con Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera.
Dieci anni dopo, il clima generale è mutato. “È cambiato tutto, lo so. Ad Hammamet – annuncia  il sottosegretario agli Esteri – verranno tre ministri importanti: Frattini, Sacconi, Brunetta. Milano e Roma avranno una via Craxi. Pure a sinistra qualcosa si muove. Ma vedo anche tornare le vecchie bugie”.
“Il tesoro di Craxi – prosegue l’esponente Pdl – è una maxiballa. Non è mai esistito. Esisteva il “tesoro” del partito: i conti esteri del Psi. Mio padre non se n’era mai occupato. Dopo la morte di Vincenzo Balzamo, l’amministratore, la sua segreteria comunicò a Bettino i numeri di alcuni conti esteri del Psi, quelli che supponevano lui conoscesse: i conti del partito di Milano. Quindi solo una piccola parte del totale, visto che nel partito c’erano ras e correnti e ognuno badava a se stesso. Mio padre mandò la busta al nuovo segretario, Giorgio Benvenuto. Che gliela rimandò indietro. Lo stesso fece il successore di Benvenuto, Ottaviano Del Turco. A quel punto Craxi passò i riferimenti a persone di cui pensava di potersi fidare”.
“Il suo vero errore – sostiene la figlia dell’ex premier – fu non accorgersi di quanto fosse cresciuto il livello di corruzione nel partito. Ma il finanziamento illegale non comincia certo con Craxi. Fino al 1957, il Psi era finanziato dai comunisti. Poi, quando Nenni rompe con Togliatti, attraverso l’allora amministratore Lami stringe un accordo con l’Eni. Poi, dal ’63 in avanti, il Psi – allora amministrato da Talamone – viene finanziato dalle grandi aziende pubbliche, come la Dc. Nel ’76 Craxi trova un sistema oliato da anni. Per lui il denaro era un’arma per la politica, anche per fronteggiare il Pci, finanziato da una potenza nemica. Non a caso, è morto povero”.
Poi i meriti di quella stagione politica: “Certo, a Milano il denaro girava. Nei famigerati Anni ’80 la gente usciva, andava al ristorante. La città spodestava Parigi come capitale della moda. Ma dov’è il vulnus democratico? L’economia italiana superava quella inglese e cresceva più di tutte in Europa. Sono andata a rileggermi la relazione dell’87 del governatore di Bankitalia, Ciampi, che definisce l’aumento del pil ‘il risultato ultimo dell’azione del governo Craxi’”.
E le condanne: “Due. Entrambe dichiarate illegittime dalla Corte di Strasburgo. Nel processo Eni-Sai, la posizione di mio padre fu stralciata insieme con quella di Aldo Molino, che mi disse testualmente ‘Non capisco cosa c’entri Craxi con questo processo’. La condanna per la metro milanese fu bocciata dalla Cassazione in quanto ‘il principio del non poteva non sapere non può essere motivo di prova”. Non sta a Craxi dire il motivo per cui in seguito la condanna fu riconfermata. Voglio ricordare che con la metro di Milano si sono finanziati tutti i partiti. E anche la Curia”.
Infine il Partito Democratico: “Prima o poi  rivedrà la sua posizione. I segni ci sono. Veltroni è venuto a un convegno della Fondazione Craxi a tessere le lodi della sua politica estera. D’Alema riconosce che i Ds sbagliarono a seguire l’ondata giustizialista. Eppure, in questi giorni il silenzio del Pd è imbarazzante. Chiedo a Bersani di romperlo. Faccia un gesto di coraggio. Venga ad Hammamet sulla tomba di mio padre. Lo invito. Lo aspetto. In fondo, Bettino è stato un grande leader della sinistra italiana ed europea”.
E ovviamente il Cavaliere: “Berlusconi e mio padre hanno due profili molto diversi. Ma erano due innovatori, e sono stati combattuti dai conservatori. Scorra l’elenco degli avversari di Berlusconi, sono gli stessi di Craxi”.

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