Dopo un anno di indagini, il Gip di Catania, Nunzio Sarpietro, ha deciso di accogliere la richiesta di archiviazione fatta dalla Procura guidata da Carmelo Zuccaro per l'inchiesta aperta in seguito allo sbarco, avvenuto il 17 marzo 2018 nel porto di Pozzallo, delle 218 persone che si trovavano a bordo della nave della Ong Open Arms. In quella occasione alcuni esponenti politici italiani parlarono di “taxi del mare”. L'indagine vedeva coinvolti il capitano Mare Reig e la capo-missione Anabel Montes Mier, accusati di associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina.


ProActiva Open Arms commenta così l'archiviazione «Siamo felici di apprendere che un ulteriore passo verso la verità è stato fatto, ribadiamo di aver sempre operato nel rispetto delle Convenzioni internazionali e del Diritto del mare e che continueremo a farlo mossi da un unico obiettivo: difendere la vita e i diritti delle persone più vulnerabili». E spiega «Siamo fiduciosi che le evidenze giudiziarie che stanno emergendo in questi ultimi mesi potranno costituire un argine verso le scellerate scelte della politica europea e sapranno ricostruire con chiarezza una tragica pagina storica, quella delle migliaia di vite annegate nel Mediterraneo Centrale e del silenzio dell'Europa».


E' stato il presidente dell'ufficio del Gip di Catania, Nunzio Sarpietro, a disporre l'archiviazione del fascicolo. Nella sua richiesta la Procura distrettuale ha sottolineato che lo sviluppo delle indagini, compresi gli accertamenti su cellulari, non ha permesso di trovare riscontri per contestare il reato di associazione per delinquere in un eventuale processo penale.


Era stato lo stesso Gip Sarpietro che, nel convalidare il fermo della nave della Ong, aveva ritenuto non sussistente il reato di associazione per delinquere e disposto il trasferimento degli atti per competenza a Ragusa per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e violenza privata. Reati per cui la Procura Iblea ha, nel dicembre scorso, emesso un avviso di conclusione indagine dei confronti del comandante Marc Reig Creus e del capo missione Ana Isabel Montes Mier della Open Arms, indicando come parte lesa il ministero dell'Interno.


L'inchiesta a Catania era stata coordinata dal procuratore distrettuale Carmelo Zuccaro e dai sostituti Fabio Regolo e Andrea Bonomo che disposero il sequestro della nave perché, sosteneva l'accusa, «l'obiettivo primario è salvare migranti e portarli in Italia, senza rispettare le norme, anzi violandole scientemente». Veniva contestato a Open Arms il «rifiuto di consegnare i profughi salvati a una motovedetta libica» e che, «nonostante la vicinanza con l'isola di Malta, la nave proseguì la navigazione verso le coste italiane, come era sua prima intenzione».


 

L'Ong si è sempre difesa sostenendo di avere agito «in stato di necessità per salvare vite umane». Il sequestro della nave fu convalidato dal Gip di Catania, ma soltanto per il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Il fascicolo, per competenza, fu trasferito alla Procura di Ragusa che reiterò la richiesta di sequestro della Open Arms, rigettata il 16 aprile 2018 dal Gip Giovanni Giampiccolo.