È stato scarcerato Marino Occhipinti, l’ex poliziotto condannato all’ergastolo all’interno dell’inchiesta passata alla storia come quella sulla «banda della Uno Bianca». Occhipinti era detenuto nella casa circondariale di Padova, ma adesso il Tribunale di sorveglianza di Venezia ha disposto l’immediata scarcerazione. 

Marino Occhipinti era stato condannato all’ergastolo nel 1997. Era accusato di aver causato la morte di Carlo Beccari, una guardia giurata ventiseienne che perse la vita nell’assalto alla cassa continua della Coop di Casalecchio di Reno, nel bolognese. Beccari fu tuttavia solo una delle 24 vittime della banda, che fece più di 100 feriti nella sua attività fra il 1987 e il 1994

Occhipinti, giunto ormai all’età di 53 anni, si trovava dal 2012 in regime di semilibertà. È stato il suo legale, Milena Micele, a presentare la documentazione a favore della definitiva scarcerazione. Punto favorevole per la difesa è stata l’attività lavorativa svolta dall’ergastolano in collaborazione con la cooperativa Giotto negli ultimi 6 anni. Nella decisione del Tribunale veneziano si legge che il pentimento di Occhipinti è «autentico» poiché ha «rivisitato in modo critico il suo passato» e dunque «non è socialmente pericoloso».

Una decisione destinata a far discutere, come già aveva fatto una pronuncia dell’estate scorsa: a Occhipinti era stato permesso di passare una settimana in un albergo della Valle d’Aosta dove ha partecipato ad un’iniziativa promossa da Comunione e Liberazione e dalla cooperativa Giotto.

Il deputato Pd Andrea De Maria commenta la notizia con «grande sconcerto»: «nel rispetto delle sentenze della magistratura e nella consapevolezza del principio costituzionale della funzione rieducativa della pena – ha detto l’onorevole – non si può non vedere che siamo di fronte a una decisione che conferma e rafforza l’idea di una sproporzione fra i delitti compiuti e il percorso giudiziario». Secondo De Maria infatti la banda ha rappresentanto anche «una occasione di destabilizzazione della convivenza civile e delle istituzioni di Bologna, operata da chi quella convivenza avrebbe dovuto difendere». 

«Una decisione grave che non capisco, non c’è stato rispetto per le vittime» commenta invece il presidente dell’Associazione familiari delle vittime della Banda della Uno Bianca, Rosanna Zecchi. «Questa mattina – spiega ancora Zecchi – ho sentito la figlia di Beccari ed era devastata». Secondo il presidente «i magistrati con leggerezza mandano fuori dal carcere queste persone, è una legge sbagliata che occorre cambiare».

Durissima la reazione di Luigi Beccari, padre di Carlo, che dall’ospedale fa sapere che quando ne uscirà farà qualcosa: «Se siamo arrivati a questo punto – dice – è colpa anche di chi comanda il carcere di Padova che aveva già spinto per la sua semilibertà». «Io gli darei un altro ergastolo – ha continuato Beccari – dovrebbero darlo a me, così potrei parlarci bene, è solo un assassino che ucciso una persona innocente».