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7su7/La rassegna d’autore SPIN

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Scritto da Super User

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Prime pagine 

 

Taxi, gli  scontri poi l’accordo. Raggi in strada: «Sono con voi»

 

Emiliano resta: «Sfido Renzi, riunifico il Pd»

 

Usa, stretta sugli immigrati: ecco le regole di Trump

 

Marine Le Pen rifiuta il velo. Salta l’incontro con il Muftì

 

Concorrenza, l’Italia è ferma

 

Alitalia, pressing di Banche e governo

 

Massacrò Varani, 30 anni a Foffo

 

Sarah Scazzi, confermati ergastoli a Sabrina e Cosima

 

 

Rivolta dei tassisti

Violente proteste ieri a Roma da parte dei tassisti in difesa del lavoro e delle licenze, contro le regole pro Uber previste nel Milleproroghe. Roma nel caos. Raggi sotto accusa. Bombe carta, 4 fermi. Poi l’accordo: decreto entro 30 giorni. È la notizia di apertura dei principali quotidiani nazionali. Tra gli altri, ne scrive Fabio Martini sulla Stampa: “Dieci ore anomale e rabbiose lungo le strade di Roma, una giornata che racconta più di tante sofisticate analisi l’Italia di questi tempi, sempre più divisa tra un Palazzo indecisionista e una piazza attraversata da scrosci di furore ribellistico. Dalle 11 della mattina alle 9 di sera, tremila tassisti (‘infiltrati’ da qualche isolato provocatore) hanno occupato le principali strade del cuore della Capitale”.

 

Sergio Rizzo sul Corriere della Sera commenta l’accaduto chiedendosi se i tirapugni siano legittimi quanto la protesta: “I tassisti di tutta Italia avranno anche le loro ragioni per protestare. Ma non è questo il punto. Perché le scene a cui abbiamo assistito ieri le hanno fatte passare in secondo piano. Non si può scendere in piazza con i tirapugni e le bombe carta. Nel 2017 e in un Paese civile non lo può fare nessuno”.

 

Chi sta pagando il caos dei trasporti? Lo spiega ottimamente Alessandro De Nicola su Repubblica: “Il settore dei trasporti sembra in preda ad una specie di epilessia che si accanisce contro i consumatori”.

 

Politica

Emiliano resta e sfida Renzi. Aldo Cazzullo(Corriere della Sera): “«Rimango nel Pd perché Renzi era felice che me ne andassi. Alle primarie posso batterlo anche con i voti degli scissionisti. E riunificherò il partito. D’Alema? L’Italia ha bisogno di una sinistra forte, non di una presenza di testimonianza. Renzi? È anaffettivo. Ma agli scissionisti manca tutto: struttura, tesi e persino il nome».

 

Repubblica invece concentra la sua attenzione sugli scissionisti: “Mentre Emiliano si candida a guidare il partito, dal Pd vanno via Massimo D’Alema, Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza, Enrico Rossi, una ventina di senatori e tra i 12 e i 15 deputati”.

 

Pierluigi Battista commenta sul Corsera la scissione del Pd: “Una scissione fredda, anzi gelida. Tutti, chi resta e chi lascia, senza un soffio di pathos. Il massimo del coinvolgimento emotivo finora riscontrato è da segnalarsi nell’occhiataccia con cui Renzi e Orfini hanno accolto il tentativo di stretta di mano di Emiliano domenica scorsa”.

 

Matteo Renzi spiazza tutti e va in California. Ne parla anche Federico Rampini su Repubblica, con un velo di ironia: “E’ stato fortunato Matteo Renzi a riuscire a imbarcarsi su un volo per la California: per molti italiani in queste ore raggiungere un aeroporto è stato difficile, vista la paralisi per le proteste anti Uber”.

 

Magistrale analisi del professor Giovanni Orsina (La Stampa) sulla crisi della sinistra: “C’è  sicuramente molto di contingente e, per così dire, ‘politicante’ nel conflitto che sta dilaniando in questi giorni il Partito democratico. Quel conflitto tuttavia, se proviamo a sollevare un po’ lo sguardo dal pollaio domestico, possiamo interpretarlo pure come la conseguenza di una crisi d’identità che colpisce la sinistra in pressoché tutte le democrazie occidentali”.

 

Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sempre sul Corsera riflettono su cosa significhino oggi “sinistra” e “destra”: “Sono di destra i lavoratori del Michigan e dell’Ohio che hanno eletto Trump scontenti per i loro salari stagnanti? E sono di sinistra gli elettori della destra populista europea contraria all’immigrazione per proteggere i lavoratori locali, estendendo lo stato sociale, ma solo a loro?”.

 

Economia

Oggi il rapporto Ue sul debito italiano: male il deficit strutturale ma nessuna procedura di infrazione. Esiste il timore che la crisi nel Pd impedisca a Gentiloni di rispettare gli impegni con l’Unione. Il ministro Padoan però è sicuro: «La manovra si farà entro aprile e toglierà ogni dubbio sulla nostra coerenza». Ne scrivono Ivo Caizzi sul Corriere della Sera e Alberto D’Argenio su Repubblica.

 

Da un’inchiesta emerge che nel settore della concorrenza l’Italia è ferma. Dalle concessioni ai servizi locali la lunga storia delle liberalizzazioni incompiute o lasciate a metà. L’apertura dei mercati può valere fino a 2,6 punti di Pil in 5 anni. Carmine Fotina sul Sole 24 Ore: “La protesta dei tassisti ha tutte le sembianze di un romanzo di appendice pubblicato con l’estenuante storia della liberalizzazioni all’italiana: promesse enfatizzate e poi (quasi sempre) sgonfiate”.

 

Sulla Stampa interessante dichiarazione di Alessandro Profumo, presidente di Mps dal 2013 al 2015: «Mi chiedo spesso se Fabrizio Viola ed io abbiamo fatto bene a salvare Mps e a non lasciarla fallire».

 

Il civ boccia il bilancio Inps per il 2017. Dossier da valutare insieme alla nuova pensione minima garantita per le ‘carriere discontinue’. Il traguardo del confronto è l’inserimento delle nuove misure nella manovra del 2018. Il ministro Poletti: «Nessuna conseguenza per i cittadini che percepiscono le pensioni». Ne scrive Davide Colombo sul Sole.

 

A febbraio l’attività economica nell’Eurozona vola ai massimi da 6 anni, così come la creazione di nuovi posti di lavoro. Questo è ciò che emerge dall’indice Pmi, composto con le stime dei direttori degli acquisti nei settori servizi e manifattura. Ne scrive il Sole.

 

Esteri 

Massimo Gaggi sul Corriere della Sera riporta gli ultimi aggiornamenti sulle politiche anti-immigrati del neo presidente americano: “La stretta di Trump su ‘tutti i clandestini’ (si salvano i sognatori). Misure più dure e possibilità di deportare ogni illegale. I 750 mila «dreamers» entrati da piccoli restano negli Usa.

 

Marine Le Pen in visita in Libano rifiuta di indossare il velo in moschea. Salta l’incontro con il Muftì e lei si vanta del gran rifiuto. Roberto Toscano su Repubblica: “Come dobbiamo interpretare la visita in Libano di Marine Le Pen? Ovviamente la leader del Front National fa politica in vista delle imminenti elezioni presidenziali. Punta ad accreditarsi come figura di livello internazionale”.

 

La Russia mette le mani sul petrolio della Libia: accordo per l’esplorazione e la produzione del greggio. La mossa del Cremlino per aumentare l’influenza nel Paese. L’obiettivo è arrivare a 1,2 milioni di barili entro fine anno. Ne scrive sulla Stampa Rolla Scolari.

 

Giustizia

La Cassazione conferma le condanne all’ergastolo di Cosima e Sabrina Misseri, responsabili dell’omicidio della 15enne Sarah Scazzi. Otto anni allo zio Michele, che torna in carcere. Valentina Misseri, sorella di Sabrina ha commentato così la sentenza: «Una sentenza per accontentare la richiesta dell’opinione pubblica. Ora ho un obiettivo: salvare mia madre e mia sorella». Ne scrive Maria Corbi sulla Stampa.

 

Ieri il gup del tribunale di Roma ha emesso la prima condanna per uno dei due imputati del delitto del Collatino, l’assassinio del 23enne Luca Varani, ucciso il 5 marzo 2016. Manuel Foffo è stato condannato a 30 anni in abbreviato. Rinvio a giudizio per Marco Prato. Ne scrive la Repubblica.

 

Sempre la Repubblica riferisce della pena ridotta a Martina Levato, la studentessa responsabile con l’ex fidanzato dell’aggressione con l’acido a Milano. La Corte d’appello di Milano l’ha condannata a 20 anni.

 

Luca Fazzo sul Giornale commenta il mancato processo allo stupratore di una bimba di nove anni: “La Corte d’appello di Torino non è riuscita in dieci anni a processarlo. Così è scattata la prescrizione e il colpevole potrà tornare libero. Non bastano le scuse della giudice. Il ministro della Giustizia apre un’inchiesta interna”. Anche Piero Sansonetti sul Dubbio commenta la vicenda: “70 processi a Berlusconi ma non c’è tempo per il presunto pedofilo”.

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