Il ruolo del microbiota intestinale nella salute dell'organismo è sempre più spesso sotto le lenti degli scienziati: di particolare interesse sono gli studi sul cosiddetto asse intestino-cervello, che indagano la capacità dei microrganismi digerenti di influire sull'umore, sui fenomeni depressivi e su disturbi del neuro sviluppo come l'autismo.

 

Rosa Krajmalnik-Brown, Arizona State University, spiega «Molti bambini con autismo hanno problemi gastrointestinali, e alcuni studi, incluso il nostro, hanno trovato che in questi bambini i sintomi legati all'autismo sono più evidenti». Di conseguenza, insieme ai colleghi, Krajmalnik-Brown si è chiesta se trattare i problemi "di pancia" potesse portare a un miglioramento dei disturbi comportamentali.

Nello studio, pubblicato su Scientific Reports, diciotto bambini e ragazzi con disturbi dello spettro autistico e 20 soggetti di controllo sono stati sottoposti a trapianto di batteri fecali per un periodo di 7-8 settimane. Prima del trattamento, i ragazzi con autismo avevano una minore ricchezza di batteri nel microbiota, tuttavia non esiste, che si sappia, una alterazione microbica tipicamente riconducibile all'autismo.

Dopo otto settimane, insieme alle condizioni dell'intestino erano migliorati anche alcuni sintomi dell'autismo, calati nei pazienti del 24%. A due anni dal trattamento, questi tratti risultavano ridotti del 45%, in base alla valutazione di professionisti esterni.

 

Prima dello studio, l'83% dei partecipanti aveva una forma di autismo grave. A due anni di distanza, soltanto il 17% dei pazienti trattati rientrava in questa categoria, mentre gli altri mostravano un miglioramento dei sintomi psicologici.