L’Italia, con 18 mila interventi di chirurgia robotica nel 2017 e l'installazione del centesimo robot Da Vinci al policlinico di Catania, si piazza prima di Germania e Regno Unita tra i Paesi che utilizzano in medicina la tecnologia. E l'Europa, con 742 robot Da Vinci installati, si posiziona al secondo posto dopo gli Stati Uniti, che ne ha 2.862. Nel mondo, dopo la ginecologia, è la chirurgia urologica ad essere la principale area di intervento con il robot: ha infatti raggiunto il primato con il 67% di interventi.  A questo si aggiungono caratteristiche come la visione tridimensionale immersiva in grado di moltiplicare fino a 10 volte la normale visione dell'occhio umano.

«La chirurgia robotica da Vinci - spiega Walter Artibani, Direttore dell'UO di Urologia dell'AOU Integrata di Verona e segretario generale della Società italiana di urologia - è emblema della chirurgia mininvasiva. Il robot consente una precisione non confrontabile con altre tecniche e permette di superare i limiti legati alla difficoltà di trattare, con la laparoscopia, patologie in sedi anatomiche difficili da raggiungere. L'urologia italiana è un'eccellenza nel campo della robotica».