Salute

Mammografia 3D, il nuovo esame che individua il 34% in più dei tumori al seno

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È la nuova frontiera della prevenzione contro il tumore al seno. La mammografia in 3D permette di individuare oltre il 30% in più dei tumori rispetto all’esame tradizionale e in Italia – nonostante si stia diffondendo in diversi centri – non è ancora il metodo utilizzato per gli screening sulla popolazione femminile over 50.

Uno studio svedese ha esaminato 15 mila donne per cinque anni e i risultati sono apparsi sulla rivista Lancet Oncology a ottobre, mese della prevenzione del tumore al seno. Secondo i dati Aiom (Associazione Italiana Oncologia Medica) nel 2017 ci sono stati 52.800 casi ma, nonostante salga il numero delle diagnosi, è aumentata anche la possibilità di sopravvivenza. Infatti, i programmi di screening  – che prevedono l’offerta gratuita e attiva della mammografia alle donne fra i 50 e i 69 anni – hanno permesso a molte pazienti di curarsi.

La differenza tra esame tradizionale e 3D è che quest’ultimo cattura diverse immagini a raggi X da diverse angolazioni – il metodo tradizionale fotografa una sola immagine – che vengono ricostruite da un computer, mostrando sottili strati del seno e fornendo, quindi, maggiori informazioni. Lo studio svedese condotto tra il 2010 e il 2015 ha dimostrato che «Utilizzando l'esame in 3D – spiega Sophia Zackrisson, professore associato presso Lund University – il 34% in più di tumori del seno o è stato rilevato rispetto allo screening mammografico usato come standard corrente». Il metodo, inoltre, si è dimostrato efficace anche nell’individuazione di tumori più “densi”, che possono nascondere cioè per più tempo noduli maligni di piccole dimensioni.

L’esame 3D è, insomma, un’opportunità da valutare seriamente. «Negli Usa è già utilizzato come screening generalizzato sulla popolazione femminile. In Italia probabilmente lo sarà da qui a 5 anni», spiega Pierluigi Rinaldi, dirigente medico di Radiologia della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma. «Attualmente questo esame è previsto in diversi protocolli di studio, normalmente limitati a pazienti giovani, ad alto rischio per storia familiare e con seno denso. O, ancora, viene usato in alcuni casi per approfondimenti di secondo livello. Probabilmente in futuro sarà usato su tutta la popolazione femminile».

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