Giustizia Quotidiana

Giustizia e PNRR, la corsa contro il tempo per snellire i processi

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Scritto da Voce Alta

La giustizia italiana è impegnata in una vera e propria corsa contro il tempo. Al centro c’è uno degli obiettivi più delicati del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR): ridurre in modo significativo la durata dei procedimenti civili e penali.

Tempi dei processi e arretrato: il nodo strutturale

Il problema principale della giustizia resta la lentezza cronica dei processi. Il traguardo imposto dall’Europa è drastico: abbattere il disposition time (Dt) civile del 40% rispetto ai tempi biblici del 2019.  Il che vuol dire passare da una media di 2.512 giorni (circa 7 anni) a 1.508 giorni per completare i tre gradi di giudizio.

A metà 2025, il sistema aveva faticosamente raggiunto una riduzione del 27,8%, ma il cammino è disomogeneo. Se la Cassazione fa segnare -31,7%, i Tribunali sono fermi a un modesto -17,6%.

La situazione della Cassazione

Il plenum del Csm è  pronto ad impostare una vera e propria “operazione straordinaria” per la Suprema Corte. L’obiettivo è trasformare i provvedimenti già pronti in depositi effettivi entro il 30 giugno.

Alla Cassazione è chiesto di tagliare altri 300 giorni sul tempo di definizione delle cause, nonostante un 2026 iniziato sotto l’assedio di nuovi ricorsi (le “sopravvenienze” sono aumentate fino all’8,7% a marzo), un incremento dovuto, secondo molti, alla bulimia legislativa e all’introduzione di nuove fattispecie di reato.

La valutazione dei magistrati

Un’altra mossa è quella che riguarda la valutazione dei magistrati. Per incentivare lo sprint finale, il Csm ha previsto una sorta di “scudo professionale”: eventuali ritardi nei depositi accumulati in questo periodo frenetico non peseranno sulla valutazione della “diligenza”.

Al contrario, chi si mimetizzerà in questa task force riceverà un bollino di merito nel fascicolo personale per il particolare impegno dimostrato.

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