L’Europa è oggi uno dei continente che si sta riscaldando più velocemente al mondo. È questo il messaggio centrale del rapporto sullo stato del clima in Europa 2025, curato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf), e che coinvolge l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) e il servizio europeo Copernicus.
Temperature record e ondate di calore sempre più frequenti
Il Vecchio Continente, spiega il documento, nel 2025 “è stato esposto a impatti crescenti – dalle ondate di caldo record sulla superficie del mare e delle terre emerse, a incendi forestali devastanti, passando per la continua perdita di biodiversità – che provocano conseguenze per tutte le società e gli ecosistemi”.
“L’Europa – ha commentato Florian Pappenberger, direttore generale di Ecmwf – si sta scaldando più rapidamente e le conseguenze sono già gravi. Quasi tutta la regione ha registrato temperature annuali superiori alla media. La Norvegia, la Svezia e la Finlandia hanno vissuto le peggiori ondate di caldo di sempre, con ventuno giornate consecutive e temperature che hanno superato i 30 gradi centigradi perfino all’interno del Circolo polare artico”.
Ghiacciai, neve e risorse naturali sotto pressione
Secondo il documento, infatti, almeno il 95 per cento del territorio europeo ha registrato una temperatura annuale superiore alla media, nel corso del 2025. Di conseguenza, i ghiacciai di tutte le regioni hanno subito una perdita netta in termini di massa, con in particolare l’Islanda che ha registrato il seconda più importante calo da quando i dati vengono monitorati con regolarità. Mentre la calotta della Groenlandia ha perso qualcosa come 139 miliardi di tonnellate di ghiaccio.
Al contempo, la copertura nevosa sui rilievi è stata del 31 per cento inferiore alla media.
Siccità e impatti ambientali sempre più diffusi
Le ondate di caldo marino, inoltre, sono state estremamente diffuse, arrivando a colpire l’86 per cento della regione oceanica europea. Nel 36 per cento dei casi, si è trattato di fenomeni “severi” o “estremi”: mai la quota era stata così alta.
Tutti indicatori in rosso, dunque. Ma le conseguenze del clima che cambia non si limitano alle regioni più remote. Gli incendi hanno divorato più di un milione di ettari di foreste lo scorso anno: si tratta del dato più importante mai registrato. Mentre caldo e precipitazioni scarse hanno fatto sì che il quantitativo di acqua presente nei fiumi sia stato per undici mesi su dodici inferiore alla media in tutta Europa. Non sono mancati poi i fenomeni meteorologici estremi, con tempeste e inondazioni che hanno colpito migliaia di persone in tutto il continente.
Un segnale positivo: crescono le energie rinnovabili
Accanto agli elementi di allarme emerge però anche un dato incoraggiante: le fonti rinnovabili continuano a espandersi. Nel 2025 hanno coperto circa il 46,4% della produzione elettrica europea, raggiungendo livelli record soprattutto grazie al solare.
Al contrario, la perdita di biodiversità appare però inarrestabile: proprio il riscaldamento globale, indica il rapporto, rappresenta una delle principali cause del fenomeno.
Il rapporto mostra quindi un’Europa divisa tra progressi nella transizione energetica e accelerazione degli impatti climatici.
