Si svolge oggi alla biblioteca Spadolini del Senato, il convegno "Il complesso paradigma assistenziale e gestionale delle patologie tumorali. Pazienti, caregiver, clinici, istituzioni e accademia a confronto, per soluzioni sostenibili e percorsi strutturati", promosso dalla Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO).

Francesco de Lorenzo, presidente della FAVO, riferisce che gli italiani che sopravvivono a una diagnosi di tumore sono circa 3 milioni e mezzo, il 5% della popolazione. «Di questi» prosegue Favo, «il 30% è guarito mentre un altro 20% convive con la malattia per un periodo sempre più lungo. Pertanto, è crescente il numero di persone che sopravvivono con pensioni di invalidità e inabilità con gravissime conseguenze sul piano della sostenibilità previdenziale e della produttività».

Sempre più necessaria dunque l'individuazione di nuovi metodi gestionali globali, che capitalizzino le esperienze specifiche di paziente e caregiver, in primis, che equivalgono a 5 milioni di persone che assitono i malati con 33% di disabilità e inabilità riconosciute dall'INPS. Sulla stessa linea anche il ddl su "Disposizioni in materia di caregiver familiare", attualmente sul tavolo della Commissione Lavoro del Senato. Roberta Toffanin, tra i primi firmatari del progetto, sottolinea quanto sia oggi più che mai importante riconoscere «il valore sociale ed economico, per l'intera collettività, del caregiver, la cui attività rappresenta ormai un fattore imprescindibile per il funzionamento dei sistemi sociosanitari. Sostenere e valorizzare tale figura costituisce un vero e proprio investimento per la sostenibilità dei sistemi sanitari».

Le strategie di controllo dei tumori stanno progressivamente migliorando a livello globale ma vale la pena ricordare che l'Italia rappresenta un'eccellenza nel settore. In Italia l'incidenza di tumore è rimasta ferma a 370-380mila casi l'anno; la mortalità, aumentata negli anni precedenti, si è stabilizzata negli ultimi 5. Le ragioni sono diverse: la maggiore informazione sulla prevenzione primaria, i più corretti stili di vita, i risultati degli screening e le nuove terapie. Oggi quasi 3 milioni e mezzo di cittadini italiani malati hanno nuove chance di gestire il cancro e, in alcuni casi, di sconfiggerlo.

In rapporto alla sanità pubblica l'Italia vanta i migliori tassi di sopravvivenza dell'Europa occidentale, dato non trascurabile.

Carmine Pinto, direttore dell'Unità Operativa di Oncologia Medica del Clinical Cancer Center di Reggio Emilia, afferma: «Serve dunque una nuova visione della sanità pubblica in tema di oncologia: l'esigenza infatti sta diventando quella della riabilitazione di questi malati, non solo fisica, ma anche per ciò che concerne altri aspetti, come la fertilità o le tossicità a lungo termine. Sono temi ancora oggetto di studio, in quanto prima non erano immaginabili queste possibilità di sopravvivenza». Essenziali per l'ottimizzazione dell'efficienza dei Sistemi Sanitari ed assistenziali sono l'utilizzo e lo sviluppo dei farmaci biosimilari, in quanto hanno la potenzialità di soddisfare una crescente domanda di salute, in termini sia di efficacia e di personalizzazione delle terapie, sia di sicurezza d'impiego. Fondamentale anche il ruolo del medico prescrittore, responsabile di un utilizzo appropriato delle risorse.

Francesco Saverio Mennini, direttore EEHTA - Ceis, alla Facoltà di economia dell'Università di Roma "Tor Vergata", spiega: «L'utilizzo anche dei biosimilari potrebbe aiutare ad accelerare l'accesso alle terapie efficaci ed anche a liberare risorse da poter impiegare per finanziare l'arrivo delle terapie innovative».