Un “codice rosso” investigativo e giudiziario, simile a quello sanitari: la misura è prevista nello schema  di disegno di legge elaborato dal Consiglio dei ministri e trasmesso al Parlamento per la discussione e l’approvazione. Con l’utilizzo del codice rosso le vittime di violenza domestica o di genere dovranno essere ascoltate dai dai pubblici ministeri entro tre giorni dall’iscrizione dei fatti denunciati nel registro delle notizie di reato. In questa maniera verrà creato un canale prioritario.

La misura ha già provocato le prime polemiche da parte degli operatori del  settore. In particolare Cristina Ercoli, responsabile del Centro antiviolenza Differenza Donna di via di Villa Pamphili, a Roma, ha dichiarato che «Sul 'Codice Rosso' ci siamo confrontate anche con l'ufficio legale che vanta l'associazione Differenza Donna, lo troviamo una manovra demagogica che non aggiunge nessuna tutela alle donne. Siamo sicure che la normativa vigente sia più che sufficiente e, anzi, molto efficace rispetto al contrasto della violenza e alla tutela della parte offesa».

Anche Raffaella Palladino, presidente di D.i.Re-Donne in rete contro la Violenza e membro del comitato DireDonne, interpellata insieme alla Ercoli dall’agenzia stampa DIRE, ha sottolineato che «Il 'Codice Rosso' è una propaganda inutile che richiama qualcosa che già c'è, in un sistema giuridico che ha bisogno di un cambio radicale di cultura, di applicare le leggi che già esistono, soprattutto la Convezione di Istanbul, rispettarle e implementarle, piuttosto che inventarsi leggi nuove per mettersi una medaglia e intestarsi un'innovazione».

Di diverso avviso Francesca Businarolo, Presidente M5S della Commissione giustizia di Montecitorio, che dopo le dichiarazioni Di Raffaella Palladino ha replicato: «È davvero triste il tentativo fatto da donne di gettare cattiva luce su il 'Codice Rosso'. Una legge non è mai esaustiva e neanche questa lo è ma come si fa a dire che già c'è la corsia preferenziale per le investigazioni, cioè la novità di questa proposta? Prima di criticare una misura che si propone di tutelare le donne dalla violenza e di evitare che questa possa arrivare alle sue estreme conseguenze sarebbe meglio riflettere e avere un po' di buon senso ».