All’interno del «contratto per il governo del cambiamento» si può trovare, nella sezione Giustizia, un capitolo titolato «Lotta alla corruzione», nel quale viene indicate come misura che il prossimo governo stabilirà il «potenziamento dell’utilizzo delle intercettazioni». Il testo tuttavia non chiarisce nello specifico quali siano i modi con cui questo potenziamento verrà effettuato, una vaghezza probabilmente dovuta al fatto che questo è un tema molto caro all’elettorato grillino ma non a quello leghista. Il ministero di Via Arenula è infatti uno degli snodi principali tramite i quali il M5s può conquistare vittorie molto agognate dai suoi elettori. Proprio per questo motivo le indiscrezioni delle ultime ore puntano a dare per certa l’assegnazione al pentastellato Alfonso Buonafede del ministero della Giustizia. 

Secondo la stampa più critica, questo accenno al potenziamento non può che tradursi, all’interno delle filosofie dei 5S, in un indebito allargamento dello spettro di individui sottoposti a intercettazione. Dove per intercettazione non si intendono i soli classici metodi che la giustizia ci ha permesso di conoscere, ma anche tecniche più all’avanguardia come i trojan che si infiltrano nei pc degli indagati. Questi potevano essere utilizzati nella previgente legge solo qualora «ivi si stia svolgendo l’attività criminosa», mentre dopo la riforma Orlando la lettera della norma è cambiata nella formula qualora «vi è motivo di ritenere che ivi si stia svolgendo l’attività criminosa. È lecito pensare quindi che con una gestione pentastellata del ministero Guardasigilli si proseguirà in questa direzione di ampliamento dei soggetti sottoponibili a intercettazione.

La riforma Orlando entrerà in vigore il prossimo 12 luglio, ma già magistrati e avvocati concordano su alcune critiche. Secondo loro, ad esempio, andrebbe ripristinata la trascrivibilità delle comunicazioni al fine di permettere che siano i magistrati e non la polizia a valutarle e di fornire inoltre alla difesa tecnica un supporto cartaceo sul quale orientarsi. 

Durante l’ultima riunione del direttivo dell’Associazione Nazionale Magistrati, il presidente Francesco Minisci ha parlato di una «riforma che cambia ma non migliora, e che perciò non è una buona riforma». Nel vertice dell’associazione dei magistrati si condanna la possibilità che le intercettazioni vengano selezionate dalla polizia giudiziaria, rischiando così di perdere materiale utile tanto alle indagini quanto alla difesa. E anche l’Unione Camere Penali è dello stesso avviso, dunque toccherà al futuro Guardasigilli fare i conti con questi messaggi che provengono dagli addetti ai lavori. L’intesa fra magistrati e avvocati non sarà rotta, quindi sarà arduo prendere decisioni che potrebbero incontrare lo sfavore delle due categorie. Difficilmente dunque si avrà strada libera per un reale potenziamento delle intercettazioni, almeno col benestare di pm e legali.