Estorsione e usura sono piaghe della nostra società che, nonostante la dura lotta dello Stato, si stanno facendo man mano più resistenti. La criminalità organizzata che ne controlla i relativi racket, infatti, trova modi sempre più sommersi per portare a termine questo tipo di reati, costringendo le vittime al silenzio. Nonostante ciò nel 2017 il comitato di solidarietà per le vittime del racket e dell’usura ha visto raddoppiare i fondi per riparare i danni subiti dalle vittime che hanno deciso di collaborare, distribuendo quasi 18 milioni di euro, duplicando dunque la somma di 9 milioni del 2016. 

Il commissario antiracket Domenico Cuttaia, presentando un vademecum che spieghi come ottenere i benefici previsti dalla legge, ha così commentato l’attuale situazione: «Una cultura votata al silenzio che trae origine dalla oggettiva carenza di una solida, diffusa, capillare rete di fiducia sul territorio». È stato lo stesso Cuttaia a mettere su una serie di progetti per facilitare un ritorno tutelato delle vittime nel circuito produttivo, ricordando che «lo Stato sostiene ed incoraggia chi decide di opporsi al racket e all'usura». 
 
Anche nella relazione annuale al Parlamento si evince come il fenomeno sia ancora a livelli problematici. Le denunce di usura bancaria crescono, ma quasi sempre non sussistono i requisiti per vedere accolta anche la richiesta di risarcimento. Le richieste in tal senso che hanno ricevuto parere positivo sono state solo duecentoquaranta. Il risarcimento è consegnato sotto forma di elargizioni e mutui decennali. Nello specifico, le vittime di estorsione hanno ricevuto 11 milioni e 378mila euro, mentre quelle dell’usura 6 milioni e 500mila euro. Record negativo per la Sicilia, che è la regione con il maggior numero di vittime risarcite per estorsione. L’isola ha visto risarcimenti per estorsioni pari a 3 milioni e 900mila euro, seguita dalla Calabria e dalla Campania, mentre quest’ultima guida la classifica delle regioni con il maggior risarcimento di vittime di usura, prima della Sicilia e del Lazio.
 
Nella relazione si legge che «anche quando le indagini accertano la responsabilità di estorsori e usurai, le vittime si ostinano a tacere o a minimizzare anche a costo di affrontare imputazioni per favoreggiamento. L'attività delle forze di polizia quindi produce risultati più limitati rispetto a quelli che potrebbero venire da una più intensa collaborazione da parte delle vittime». 
 
Nella relazione il commissario evidenzia poi la trasformazione delle strategie criminali, scrivendo che «alle forme crude e plateali di condizionamento violento si sono aggiunte forme molto più subdole e meno evidenti ma non meno invasive, con l'operatività di gruppi la cui forza economica è fondata sul malaffare i quali creano veri e propri circuiti entro cui alcuni soggetti economici, consapevolmente o meno, vengono fatti entrare senza poterne poi uscire, pena la loro rovina economica». Ad esempio quindi il pizzo può avere nuove e diverse vesti, come l’imposizione di contratti di fornitura o di assunzione di personale. 

«I benefici accordati, siano essi elargizioni o mutui – conclude il commissario antiracket - devono assicurare l'effettivo rilancio delle attività imprenditoriali, commerciali, libero professionali, garantendo ai destinatari anche un supporto qualificato e terzo. Anche perché quando si utilizza denaro pubblico esso deve essere speso bene».