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Trump a Riad: “Guerra al terrore non è guerra di religione”

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"Non sono venuto qui a darvi lezioni, non sono io a dirvi come dovete vivere.  Ma occorre una coalizione internazionale contro il terrorismo. Le nazioni del Medio Oriente non possono aspettare che sia l'America a sconfiggerlo. Dovete battere voi questo nemico che uccide in nome della fede". Così Donald Trump a Riad davanti ai leader del Gulf Cooperation Council (Gcc) che riunische gli Stati del Golfo Persico Iran escluso.

Il Presidente americano assicura il proprio sostegno ai regimi dell'aera, guardandosi bene dal'evocare il tema della democrazia e delle libertà. Anche il passaggio sulla "oppressione delle donne" e sulla persecuzione delle minoranze religiose risulta immediatamente alleggerito dal rinnovato appoggio agli alleati arabi. A differenza del suo predecessore che nel 2009 all'università del Cairo fece un appello in difesa dei velori universali comuni, Trump dice l'esatto contrario, disinteressandosi a come gli stati del Golfo trattio i propri cittadini purché assicurino sostegno alla lotta contro il terrorismo.

"Questa – dice Trump – non è una battaglia tra fedi o tra civiltà. E' una battaglia tra barbari criminali che cercano di distruggere la vita umana, e le persone oneste di tutte le religioni che cercano di proteggerla. E' una battaglia tra il bene e il male. Questo implica affrontare onestamente la crisi dell'estremismo islamico e dei gruppi di terroristi islamici che esso ispira. Significa essere uniti nella condanna contro l'uccisione di innocenti musulmani, l'oppressione delle donne, la persecuzione degli ebrei, il massacro dei cristiani. I leader religiosi devono essere chiari: la barbarie non vi darà alcuna gloria, se scegliete il terrorismo la vostra vita sarà vuota, sarà breve, la vostra anima sarà condannata".

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