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Dogman, il film è un successo a Cannes. Palma d’oro per Fonte

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Il 71° Festival di Cannes ha rimesso Matteo Garrone al centro della mappa mondiale del cinema. Dogman, il film del regista romano, non solo ha sbancato al botteghino in questo weekend, incassando più di 500mila euro, ma è stato accolto positivamente dalla critica, soprattutto in Italia. Palma d’oro, poi, per il protagonista del film Marcello Fonte, che Garrone notò per la prima volta mentre recitava in uno spettacolo di detenuti a Rebibbia. La delicatezza dell'interpretazione e l’umorismo fuori dal comune hanno subito rapito il cuore del regista e quell’”amooore”, pronunciato su Dogman in modo così tenero nei confronti dei suoi cani, ha poi stregato il pubblico. Sì, cani. Perché la pellicola, uscita nelle sale il 17 maggio, si ispira a un noto delitto del 1988, il caso del “Canaro della Magliana”, toelettatore all’apparenza tranquillo che risponde con violenza alla violenza generatasi attorno a sé. L’uomo, vittima di vessazioni continue da parte del pugile dilettante Giancarlo Ricci, decide un giorno di ucciderlo in modo brutale: prima lo tortura, poi gli mutila gli arti e infine dà il corpo alle fiamme. Garrone ha spiegato più volte che la vicenda di cronaca nera del Canaro della Magliana, quartiere di Roma dove abitavano Ricci e De Negri (il toelettatore), è stato solo un punto di partenza, perché il film prende solo ispirazione dal fatto di cronaca, per poi raccontare una storia nuova, con nomi di fantasia e una ricostruzione romanzata della vicenda a opera del regista. Questa la sinossi ufficiale di Dogman:

«In una periferia sospesa tra metropoli e natura selvaggia, dove l’unica legge sembra essere quella del più forte, Marcello (interpretato da Marcello Fonte) è un uomo piccolo e mite che divide le sue giornate tra il lavoro nel suo modesto salone di toelettatura per cani, l’amore per la figlia Sofia, e un ambiguo rapporto di sudditanza con Simoncino (interpretato da Edoardo Pesce), un ex pugile che terrorizza l’intero quartiere. Dopo l’ennesima sopraffazione, deciso a riaffermare la propria dignità, Marcello immaginerà una vendetta dall’esito inaspettato».

La prima proiezione a Cannes è stata un vero e proprio successo: dieci minuti di applausi dai critici in sala. Ma Dogman racconta una storia vera, troppo vera per essere apprezzata all’unanimità.

Gran parte dei critici italiani lo ha giudicato un film sopra la media, recitato egregiamente, con un’ottima fotografia. Ai più importanti critici stranieri sembra che sia piaciuto un po’ meno. Ad esempio Maryn Conteiro di “CineVu” l’ha giudicato «interessante e ben fatto, ma non grande e essenziale», poi c’è Owen Gleiberman, noto critico di “Variety”, ha scritto che sembra l’incrocio tra Gomorra (altro film diretto da Garrone) e il cinema di Vittorio De Sica, ma che non riesce a essere nessuna delle due cose. A sostenere la mediocrità del film si aggiunge il quotidiano “Le Monde”, sostenendo che Dogman mostri la deriva leghista e cinquestelle dell’Italia di oggi, i nuovi populismi e il fascismo che permea e sempre permeerà la cultura del nostro Paese. Ma la politica c’entra ben poco con il film, che può essere considerato invece “parabolico”, come si legge su “Rivista Studio”: «Il cammino del protagonista è un cammino di parabole: la coabitazione forse impossibile dei deboli e dei forti, il potere come metro del nostro stare al mondo, “il desiderio di essere come tutti”». La pellicola, infatti, risulta travolgente proprio per il fatto di essere semplice, semplice come Marcello Fonte, attore “per caso” scelto da Garrone. 

 

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