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Disastro Ilva/ Repubblica dà ragione a Corrado Clini 4 anni dopo

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Scritto da Super User

ilvaLa gestione pasticciata della vicenda Ilva è costata all’Italia 10 miliardi di Pil in tre anni (2012-2015). Un’enorme perdita di valore economico per il nostro Paese calcolata dal giornalista di Repubblica Roberto Mania. E’ una stima che condivide anche l’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini che su Italia Oggi dell’8 luglio, con un articolo che il quotidiano economico sceglie di titolare: “L’accanimento del Gip di Taranto ha fatto perdere 10 mld”, fa chiarezza sulle incertezze e sugli errori, anche delle magistratura, che hanno portato al disastro Ilva.

Ricorda l’ex direttore generale e ministro dell’Ambiente: “Il 15 novembre 2012 il gruppo Riva si era impegnato a realizzare e finanziare tutti gli interventi prescritti, e a questo fine era stato destinato un primo miliardo derivante dalla vendita dei prodotti finiti stoccati nelle banchine dello stabilimento e già prenotati dai clienti”. Ma il 26 novembre il Gip di Taranto aveva sequestrato i prodotti finiti considerati “corpo del reato”. Il Governo aveva dovuto provvedere con un decreto, convertito in legge dal Parlamento quasi all’unanimità (legge 231/2012) per superare il blocco dei prodotti finiti e consentire l’avvio del risanamento ambientale. Spiega Clini: “Il blocco dei prodotti finiti stava mettendo Ilva fuori mercato e nello stesso tempo impediva l’uso delle risorse necessarie per avviare il risanamento. In questa situazione l’azienda – come previsto dalle norme – aveva chiesto di rimodulare il cronoprogramma degli interventi”.

L’analisi di Clini, che come ministro del governo tecnico di Mario Monti ha dovuto gestire uno dei momenti più delicati di tutta la vicenda, però, non è piaciuta alla sottosezione di Taranto del”Associazione nazionale magistrati che all’agenzia Ansa, il 12 luglio, dichiara: “Le affermazioni di Clini meritano la più ferma censura dove “sembrano cedere al sospetto del ‘complottismo'”. Il giorno seguente Clini dice sempre all’Ansa: “Con il mio articolo ho esposto fatti, documentati e riscontrabili, su quanto avvenuto tra ottobre 2012 e maggio 2013. Sono desolato se il senso del mio ragionamento è stato percepito come un attacco ma non sono io a decidere i titoli dei giornali”. L’ex ministro ribadisce anche che: “nel 2012 avevamo chiuso un’operazione che sembrava impossibile, convincendo Ilva ad accattare un ambizioso e avanzato programma di risanamento ambientale che alla famiglia Riva sarebbe costato 3 miliardi. Poi la procura sequestrò anche i prodotti finiti e stoccati. L’accordo saltò: la decisione uccideva Ilva che aveva nei piazzali il controvalore di 1 miliardo dei prodotti non finiti che dovevano servire, nelle intenzioni dell’allora presidente, prefetto Bruno Ferrante, a finanziare la prima parte dei lavori di risanamento”.

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