Giustizia Quotidiana

Corte Ue condanna Italia per inadempimento direttive su acque reflue

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Una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea ha condannato l’Italia a una somma forfettaria di 25 milioni di euro e a una penalità di 30 milioni di euro per ciascun semestre di ritardo per non aver attuato in tempo gli orientamenti della Ue in materia di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane, contenuti nella direttiva 271 del 1991

Già con una pronuncia risalente al 19 luglio 2012 la Corte aveva dichiarato l’insufficienza delle misure adottate dall’Italia sul trattamento delle reti fognarie urbane. Il termine per adeguarsi era stato fissato all’11 febbraio 2016, ma a quella data l’Italia non aveva ancora preso le misure necessarie. La Commissione ha quindi proposto alla Corte un nuovo ricorso per inadempimento che condannasse lo Stato a una pena pecuniaria. La Corte ha adesso stabilito che l’Italia non si è ancora adattata, dopo quasi sei anni, trascurando un alto numero di agglomerati per i quali non sono stati ancora indicati i sistemi di raccolta e di trattamento delle acque reflue conformi alla direttiva. 

Nella sentenza la Corte evidenzia anche come le misure sarebbero dovute essere già attuate entro il 31 dicembre 2000 e che anche perciò i giudici ritengono «particolarmente grave» il ritardo e appropriata la condanna a pagare al bilancio dell’Unione una somma pari a 30.112.500 euro per ogni semestre di ritardo da oggi fino all’esecuzione integrale della prima sentenza. Unitamente a ciò, l’Italia dovrà pagare anche una somma forfettaria di 25 milioni sempre alle casse della Ue «al fine di prevenire il futuro ripetersi di analoghe infrazioni al diritto dell'Unione». 

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