È morto questa mattina Angelo Fuggiano, ventottenne tarantino. Un cavo ha ceduto e lui, che stava lavorando su una gru presso lo stabilimento Ilva di Taranto, è morto sul colpo. Era un operaio della ditta appaltatrice Ferplast, addetto alla manutenzione proprio delle gru nell’area portuale

Proprio nel cuore pulsante dell’enorme complesso siderurgico si stava svolgendo una assemblea sindacale con i lavoratori. La quarta ormai per trattare sul futuro dell’Ilva. Ventimila lavoratori sono adesso in sciopero per l’ennesima morte bianca, che oggi ha travolto il ventottenne. Fuggiano lascia una giovane moglie e due figli ancora piccoli

È il presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, uno dei primi a raccontare la storia dell’operaio deceduto. «Angelo Fuggiano – ha scritto l’ex magistrato – era nato e cresciuto ai Tamburi, il quartiere di Taranto a ridosso di Ilva. Ha respirato i veleni della fabbrica. Ha cercato lavoro in quella fabbrica». Il governatore prosegue dunque dicendo: «Così non si può andarw avanti. Non si può morire di lavoro». Il post su Facebook è chiuso dall’hashtag #muripecampa, nel ricordo di Giacomo Campo morto per un incidente sul lavoro nel settembre 2016. Anche Francesco Zaccaria morì proprio nella stessa zone dell’incidente di questa mattina, durante una tromba d’aria. 

Secondo fonti sindacali il giovane operaio sarebbe stato travolto da un cavo saltato durante la fase di ancoraggio del cambio funi per una macchina scaricatrice. Il 118, arrivato sul posto, ha tentato di rianimare il ragazzo ma non c’è stato nulla da fare. Al momento l’area dell’incidente è interdetta

L’Ilva, che in momento versa in regime di amministrazione straordinaria, ha aperto un’indagine interna. L’azienda ha inoltre espresso «profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia di Angelo Fuggiano e a tutti i suoi cari». Un fascicolo è stato aperto anche dalla Procura di Taranto