Nuovi attacchi kamikaze a Kabul, stavolta sono coinvolti anche dei reporter. Fra i 25 morti, infatti, ci sarebbero otto reporter, di cui un fotografo di France Presse. L’attacco suicida è stato portato a termine nella zona rossa della capitale afghana. Dopo un primo attentato, infatti, un uomo, fintosi un giornalista, si è fatto esplodere proprio accanto al gruppo di cronisti che si era raccolto sul posto

«Non vedo via d’uscita» aveva scritto Shah Marai, in uno dei suoi reportage sulla situazione a Kabul. Il fotografo, a capo dell’ufficio di France Presse in Afghanistan, è fra le vittime. Aveva iniziato a collaborare con l’agenzia come autista nel 1996, anno della presa del potere dei talebani. Era lì anche durante l’invasione dell’Afghanistan da parte degli Stati Uniti nel 2001. Dal 2002, poi, era reporter a tempo pieno e in seguito anche responsabile della sede dell’agenzia a Kabul. Sposato, aveva avuto sei figli.

Adesso l’Isis rivendica l’attentato, che pare fosse diretto proprio ai giornalisti ma che ha trascinato con se 25 vite. Il bilancio, ancora provvisorio, fa seguito ad altri tragici resoconti dalla zona di massima sicurezza della città impegnata in un conflitto senza fine. Solo il 22 aprile, un altro attacco kamikaze firmato Isis aveva distrutto un centro elettorale allestito per le elezioni del 20 ottobre, uccidendo 48 persone

Il portavoce della polizia Hashmat Stanekzai ha riferito che oltre al fotografo francese sarebbero rimasti uccisi dall’attacco anche dei giornalisti e cameramen locali di Tolo Tv e altre emittenti afghane. I giornalisti si erano recati sul luogo per raccontare quanto accaduto in occasione della prima esplosione, circa alle 8 del mattino (le 3:30 italiane). Il tutto è avvenuto in un posto di controllo a pochi passi dalla sede dei servizi segreti, nel quartiere di Shashdarak, ad opera di un kamikaze su moto. Al Jazira racconta appunto che la seconda esplosione, avvenuta proprio fra i cronisti, è stata già rivendicata dall’Isis