Sono stati presentati i dati dell’osservatorio Antigone sulle condizioni delle carceri italiane e le notizie non sono delle migliori. Nel 2017, infatti, ci sono stati 123 decessi nei nostri istituti penitenziari, e 52 di questi sono stati causati dal suicidio. Per la precisione ci sono stati 7 suicidi in più rispetto al 2016 e il dato è ancora più preoccupante se accostato a quello dei tentativi di togliersi la vita: nel 2017 sono stati 1135, su 9510 atti di autolesionismo

L’associazione Antigone, che da anni si occupa di monitorare le carceri e i detenuti del nostro Paese, ha visitato il carcere di Bollate, un esempio molto particolare. A Bollate, infatti, l’istituto penitenziario ha adottato un regime “a celle aperte” che ha ampiamente ridotto gli eventi critici. Secondo il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, presso il ministero della Giustizia, nel carcere di Bollate sono stati registrati solo 87 episodi di autolesionismo a fronte di 1215 detenuti. Per comprendere meglio l’efficacia del metodo delle “celle aperte” basti confrontare questi dati con quelli di altre carceri: a San Vittore, ad esempio, gli episodi di autolesionismo sono stati 217 su 1035 detenuti; a Como 97 con 454 carcerati, mentre a Ivrea 109 episodi a fronte di 224 detenuti. 

Antigone si occupa anche di valutare gli investimenti dello Stato in ambito penitenziario. Il Dap ha previsto per il 2018 una spesa di 2.881.004.859 euro, calcolando un costo di 137,02 euro per detenuto al giorno. Una lieve flessione si registra rispetto al 2017, quando ogni detenuto costava 137,34 euro al giorno. Circa l’80% di queste somme è impiegato negli stipendi del personale, fra civili e agenti di polizia penitenziaria. 

Nonostante il numero di reati in questi anni stia registrando record sempre più bassi, il numero di detenuti è in aumento. Dai 52mila di fine 2015, infatti, si è passati a 58223 a fine marzo, con un ritmo di 600 persone negli ultimi tre mesi. 

Questa situazione si riflette sul tasso di sovraffollamento delle carceri. Tuttavia, dopo la sentenza Torreggiani della Corte Europea del 2012, il governo è sempre stato al lavoro per migliorare le condizioni degli istituti penitenziari. Il tasso in questione, infatti, 6 anni fa era giunto al 140% mentre adesso si attesta al 115,2%

I membri dell’associazione Antigone sono andati di persona a visitare 86 carceri, sulle 189 presenti sul territorio nazionale, per verificarne le condizioni. Dieci degli istituti visitati non rispettavano la soglia minima di 3 metri quadrati calpestabili per detenuto in ogni cella. Oltre all’assenza della doccia in 50 celle, è tristemente notevole anche la mancanza del wc in ambiente separato, riscontrata in quattro celle. Record negativo per le carceri lombarde. Nello specifico, l’istituto di Como ha un tasso di sovraffollamento pari al 200%.

Un altro dato interessante rilevato da Antigone è che solo il 37% delle persone attualmente detenute è in carcere per la prima volta. Al contrario, settemila carcerati sono stati già rinchiusi più di 5 volte. Secondo l’associazione questi dati dimostrano l’incapacità di adottare soluzioni detentive che possano rieducare il condannato e sottrarlo alla reiterazione dei reati. 

Ma i numeri che Antigone tiene a sottolineare particolarmente sono quelli sugli stranieri detenuti. Gli associati definiscono infatti come un «bluff populista» quello dell’ultima campagna elettorale, che ha illuso l’opinione pubblica dell’esistenza di un nesso fra flussi di migranti e aumento della criminalità. Nel 2003 infatti gli stranieri residenti in Italia erano circa un milione e mezzo, e l’1,16% di questi vedeva aprirsi le porte della galera, mentre oggi, con circa 5 milioni di stranieri, solo allo 0,39% di loro è applicata la misura detentiva.

Nonostante gli spiragli di miglioramento aperti dal report di quest’anno, Antigone ritiene necessario il varo di una riforma penitenziaria. Fra i provvedimenti più urgenti, l’associazione cita l'equiparazione ai fini del trattamento medico e giuridico della malattia psichica a quella fisica, il miglioramento e la modernizzazione di alcuni aspetti della vita interna, il richiamo alle Regole Penitenziarie Europee, l'allargamento delle misure alternative, di gran lunga meno costose del carcere e più capaci di ridurre la recidiva e garantire la sicurezza della società. Norme che Antigone definisce «di buon senso» e che spetta ora al parlamento emanare in maniera tempestiva.

Il report dell'associazione Antigone è interamente consultabile qui.