“Sono le 19:59 del 28 maggio del 2017, dopo 23 anni, 785 partite di cui 618 in campionato, 306 gol di cui 250 in campionato, 103 partite e 38 gol in Europa, 25 stagioni e 19 da capitano, più derby di tutti con 41 e più gol di tutti con 11, terzo di tutti i tempi per presenze, secondo di tutti i tempi per gol in campionato, per 12 campionati in doppia cifra con più di 10 gol, l’unico italiano insieme a Toni a vincere la scarpa d’oro, il più vecchio a iscrivere il suo nome nel tabellino dei marcatori della Champions a 38 anni e 59 giorni, il più anziano ad aver segnato una doppietta in Serie A, il più grande artista del nostro calcio, il più grande artista del calcio italiano ha smesso di giocare e l’ultimo regalo è la Roma in Champions League”. Così Fabio Caressa ha concluso la sua telecronaca all’ultimo triplice fischio di Totti.
Ma chi è Francesco Totti? C’è chi risponde Roma, c’è chi lo ritiene nient’altro che un arricchito senza valori e c’è anche chi non ha mai imparato ad amarlo. Totti è genio e sregolatezza: è allo stesso tempo quel “cucchiaio” all’olandese Van Der Sar durante gli Europei nel 2000 ed è lo sputo al mediano danese Christian Poulsen nell’edizione successiva, quattro anni dopo.
Totti è luce e ombra: quel gol fantascientifico in campionato contro la Sampdoria che ha sfidato tutte le leggi della fisica, ma anche quel calcione rifilato a Balotelli nella finale di Coppa Italia del 2010.
Totti è vita e morte: far emozionare e sognare milioni di persone non è solo uno sport, non può essere solo uno sport, tanto da far comparire allo stadio il giorno dell’addio uno striscione con sopra scritto “Speravo de morì prima”, già diventato un simbolo. 

Ecco spiegato Totti. Ecco perché è tanto amato, da romanisti e non, da ragazzi e anziani, da operai e professionisti. È, sì, un grande calciatore, ma è un uomo normale, come noi, con tutte le sue insicurezze, che durante l’ultimo discorso davanti ai suoi tifosi ha confessato: «Spegnere la luce non è facile, adesso ho paura, non è la stessa cosa che si prova davanti alla porta». I riflettori vanno giù, ma non sarà facile dimenticare un uomo che ha fatto la storia dello sport italiano.