«Ci sono da pagare i truffati delle banche, quelli che sono finiti senza più risparmi a causa di Banca Etruria, delle banche venete e dobbiamo assolutamente ascoltare loro, si sono riuniti in associazioni e hanno bravissimi tecnici». Così il vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, a poche ore dal Consiglio dei ministri con all'ordine del giorno il Dl crescita e la questione rimborsi. «Voglio dire una cosa - ha detto a 'Mattino 5' - il fatto che stiamo approvando un decreto importante per le imprese, per i commercianti, per la crescita economica, sancisce e testimonia il fatto che il Governo è compatto».

«Sulle Banche, l'ho già dichiarato, stiamo lavorando alacremente. C'è una forte unità d'intenti da parte del governo nel procedere rapidamente e assicurare liquidazioni a tutti i risparmiatori dei risarcimenti dei danni, quanto prima possibile. E' un problema tecnico. Oggi ci troviamo nel Cdm, confidiamo di poter risolvere anche questo»: lo ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervenuto alla seconda edizione del Sustainable Economy Forum in corso presso la comunità di San Patrignano, nel Riminese, riferendosi alle misure sui rimborsi per i risparmiatori truffati dalle Banche.

L’Abi intanto, in un documento  condiviso con le associazioni bancarie di altri otto paesi europei, segnala che la regolamentazione bancaria europea sta producendo «oneri e costi sproporzionati» per le Banche medie e piccole. Il documento, scrive l'Abi in una nota, non intende mettere in discussione l'impianto delle regole che è ritenuto adeguato ma segnalare che alcune misure non sono «pienamente coerenti considerando le dimensioni delle Banche coinvolte, né contribuiscono alla stabilità finanziaria. Ne derivano dunque costi indubbiamente sproporzionati rispetto ai benefici perseguiti». Il 'position paper' dell'Abi è stato condiviso dalle associazioni bancarie di Austria, Croazia, Danimarca, Germania, Lussemburgo, Polonia, Slovacchia e Slovenia.

«I crac bancari e finanziari degli ultimi anni che si sono succeduti nel nostro paese e all'estero hanno trascinato nel baratro oltre 1,2 milioni di risparmiatori italiani, i quali hanno visto andare in fumo complessivamente quasi 44 miliardi di euro investiti in azioni, obbligazioni e titoli vari, con una perdita media di 35.154 euro a risparmiatore». Lo afferma il Codacons, che fa i conti dei principali default registrati a partire dall'anno 2000 e che hanno coinvolto le tasche degli italiani, cancellando i risparmi investiti. «Si parte con i casi Bipop-Carire, Argentina e Cirio - prosegue l'associazione - che tra il 2001 e il 2002 hanno coinvolto complessivamente più di 500mila risparmiatori italiani, passando per gli scandali Parmalat (2003, 110mila investitori) e Lehman Brothers (2008, 100mila investitori), fino ad arrivare ai più recenti Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza (2016, oltre 206mila investitori coinvolti)». «Il conto totale per la collettività è abnorme - aggiunge -: dal 2001 ad oggi quasi 44 miliardi di euro di risparmi sono letteralmente andati in fumo, e solo una minima parte di tali investimenti è stata poi recuperata dai piccoli risparmiatori». «Lo Stato italiano non ha fatto praticamente nulla per tutelare il risparmio, e mentre ancora si attendono i decreti attuativi sui rimborsi ai risparmiatori, viene varata una Commissione d'inchiesta sulle Banche, del tutto inutile e non in grado di dare giustizia agli italiani trascinati nei crac. Il Governo farebbe meglio a costituirsi parte civile nei vari procedimenti aperti dalla magistratura sui dissesti bancari, chiedendo un equo risarcimento alle Banche, e a citare in giudizio la Commissione Europea che ha imposto il bail-in quando era possibile seguire altre strade per tutelare gli investitori», afferma il presidente Carlo Rienzi.

Infine, secondo un sondaggio EMG Acqua presentato oggi ad Agorà, su Raitre, la maggior parte degli italiani, il 67%, è necessaria la nuova commissione d'inchiesta sul sistema bancario che il Governo ha deciso di istituire. Questa percentuale è molto alta tra gli elettori della Lega (l'82%) e del M5S (il 71%), ma anche per il 54% degli elettori del PD è una decisione giusta.