Anche quella di ieri, come ormai molte negli ultimi due mesi, è stata una giornata ricca di colpi di scena e di svolte fondamentali per la gestazione di un governo che finalmente potrebbe vedere la luce nelle prossime ore. La giornata era iniziata con gli occhi rivolti verso il Colle: si attendeva infatti che il Presidente della Repubblica annunciasse i nomi del “governo neutrale” proposto lunedì al termine delle consultazioni. Tuttavia voci sempre più insistenti riferiscono di un nuovo incontro tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio all’ora di pranzo. Poi, nel primo pomeriggio, l’annuncio: un accordo potrebbe esserci, dipende dal ruolo che rivestirà Forza Italia. Al Quirinale il Segretario Generale Ugo Zampetti riceve una telefonata proprio dai due leader che chiedono altre 24 ore per creare le condizioni che avviino un governo politico, scongiurando le elezioni anticipate e l’esecutivo neutro. 

Nonostante dei malumori durati tutto il giorno negli ambienti parlamentari azzurri, i portavoce di Forza Italia hanno dichiarato nel tardo pomeriggio di rimettere la decisione nelle mani di Silvio Berlusconi. Così, nonostante la pronuncia del Cav fosse attesa per oggi, questa arriva esattamente allo scoccare del primo minuto della finale di Coppa Italia. In una nota diramata dall’ex Presidente del Consiglio si legge che Forza Italia negherà un appoggio esterno a qualsiasi governo a guida pentastellata, ma che questo non incrinerà i rapporti interni all’alleanza del centrodestra. «Rimangono le tante collaborazioni nei governi regionali e locali, rimane una storia comune, rimane il comune impegno preso con gli elettori», precisa il Cavaliere nella sua nota, firmando il nullaosta al governo giallo-verde e la salvezza della coalizione. 

Ma formare un governo condiviso fra due forze politiche richiede tempo. Già ieri sera infatti Salvini e Di Maio hanno annullato i loro impegni in agenda per oggi, fissando una riunione a Montecitorio che è tuttora in corso. Al meeting – si apprende da fonti parlamentari – starebbe partecipando anche Giancarlo Giorgetti, in pole per la presidenza del Consiglio. «La cosa importante è il contratto – spiega il capo politico del M5S – e ci fa piacere che abbia prevalso la responsabilità». Anche Salvini viene intercettato dai cronisti in serata e dopo aver ringraziato Berlusconi detta i tempi per le trattative: «Rimane da lavorare su programma, tempi, squadra e cose da fare. O si chiude veloce, o si vota» dichiara, aggiungendo una postilla che apre alle speculazioni di giornalisti e analisti «Per me sarebbe un onore guidare il Paese». 

La strada è tuttavia ancora molto lunga. C’è da discutere, infatti, il posizionamento dei ministeri chiave e la distribuzione di tante poltrone di comando sulle quali – secondo fonti vicine al centrodestra – Berlusconi vorrà delle garanzie precise. Il primo segnale di svolta in questa trattativa era giunto proprio da Luigi Di Maio che aveva descritto il Cavaliere come «l’ultimo con delle responsabilità in questo stallo», facendo poi cadere il veto sull’appoggio esterno di Fi e tranquillizzando il clima a tal punto da spianare la strada al comunicato serale del leader azzurro. Una mossa, quella di Berlusconi, caldeggiata già in giornata dal pontiere fra Fi e Lega, il governatore ligure Giovanni Toti, che aveva suggerito un appoggio esterno o quanto meno una opposizione benevola, sostenuto da Umberto Bossi, anch’egli presente ieri alle trattative svoltesi nella capitale. 

La soluzione non è inedita ed è Renato Brunetta a ricordarlo. «Se vogliono fare il governo, lo facciano. – dice il parlamentare azzurro - Del resto anche nel 2011 e nel 2013 la Lega non votò il governo Monti né il governo Letta, ma l'alleanza rimase». Così il Cav accoglie questi suggerimenti e corre al riparo: «Se questo governo non potesse nascere, - scrive Berlusconi - nessuno potrà usarci come alibi di fronte all'incapacità - o all'impossibilità oggettiva - di trovare accordi fra forze politiche molto diverse». Adesso non resta che attendere buone nuove dai leader contraenti, ma «si parte dai temi, poi i nomi» chiarisce Di Maio. 

La notizia più attesa, com’è prevedibile, è quella del nome del Presidente del Consiglio, sulla quale si spendono i cronisti nelle ultime ore. All’orizzonte c’è innanzitutto il nome di un premier terzo, come Enrico Giovannini, ministro del Lavoro nel governo Letta ed ex presidente dell’Istat, oppure una personalità della Lega gradita ai 5 stelle, come Giancarlo Giorgetti o l’avvocato Giulia Bongiorno. L’ipotesi più suggestiva riportata dalla stampa sarebbe invece quella della “staffetta”, strada già tentata da De Mita e Craxi negli anni ’80 per risolvere una non dissimile crisi di governo. A questo punto, tuttavia, la partita si riaprirebbe e la soluzione più estrema potrebbe dunque vedere anche un avvicendamento a palazzo Chigi fra Salvini, prima, e Di Maio, poi. Infine c'è la squadra di governo, sulla quale anche Berlusconi potrebbe avere da ridire, mentre Sergio Mattarella dovrà esercitare le sue prerogative in sede di nomina dei ministri al fine di rassicurare l'Unione Europea e gli investitori stranieri