L’apertura dell’attesissimo salone del vino di Verona quest’anno ha avuto una connotazione straordinariamente politica. Al Vinitaly, infatti, era previsto quello che in tempi antichi si sarebbe chiamato “abboccamento” fra Luigi Di Maio e Matteo Salvini. I due leader, presenti entrambi domenica alla giornata di apertura della fiera, tuttavia non si sono incrociati neanche una volta. Hanno passato tre ore all’interno degli stessi stand, ma l’incontro non c’è stato

In effetti non vi era nessun appuntamento in programma fra i due, che avevano messo le mani avanti dichiarando che non vi sarebbe stato alcun colloquio in un ambiente così poco appropriato per il dibattito politico. Tuttavia in un momento così caldo delle vicende per la formazione del nuovo governo, si sperava che proprio uno dei saloni più importanti d’Europa potesse essere la cornice per una svolta salvifica. 

Invece, la direzione che le trattative hanno preso è proprio quella contraria. Le dichiarazioni rilasciate da coloro che occupano la pole position per il posto di primo ministro, infatti, hanno evidenziato ancora di più i temi che li dividono. Entrambi vorrebbero sedere a Palazzo Chigi e il M5s non accetta ancora la presenza di Forza Italia nell’eventuale coalizione di governo. 

Attorno a Di Maio e Salvini, poi, molti altri personaggi del palcoscenico politico del Paese. Il presidente del Senato, Elisabetta Casellati, donna sulla quale, stando alle indiscrezioni degli ultimi giorni, potrebbe cadere un mandato esplorativo per conto del Quirinale. Maurizio Martina, segretario reggente del PD, che si è già detto pronto ad accogliere eventuali direttive del Presidente della Repubblica. Il leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che non ha ancora digerito lo show interpretato da Silvio Berlusconi durante le ultime consultazioni. In questo scenario, i due protagonisti hanno accentuato le loro posizioni. Da una parte Matteo Salvini ha ribadito la sua intenzione di voler tenere unita la coalizione di centro-destra, dall’altra Luigi Di Maio ha definito la stessa coalizione «un danno per il paese». 

Di Maio rimane fermo anche sulle sue aperture ai dem. «L'ipotesi di un governo del cambiamento la proponiamo anche al Pd» ha detto infatti il presidente del consiglio in pectore del movimento. Non c’è incontro, con Matteo Salvini, ma questi non ha esitato a rispondere a tono: «Auguri. – ha infatti asserito - Un bel brindisi con un vino scaduto, prodotto in Romania finto italiano, al governo Pd-5 stelle». Anche il Partito Democratico, a voce del suo segretario, declina l’invito di Luigi Di Maio: «Siamo disponibili ad incontrare l’eventuale incaricato dal Colle, quando ci sarà» fa sapere l’ex ministro per le Politiche Agricole.

Il primo punto fermo della giornata lo avevano messo Salvini e Meloni, smentendo quanto richiesto da Silvio Berlusconi sul Corriere, ovvero un governo autorevole con un’ampia maggioranza che potesse dirimere al meglio la questione siriana. «Se c'è una cosa che abbiamo imparato – chiarisce Meloni - è che un governo autorevole non è mai frutto di inciucio».

Non arretra di un passo il segretario leghista, che si dice «pronto a governare» con l'unico esecutivo possibile, quello formato dall'unione della coalizione di centrodestra e dei secondi arrivati alle elezioni, il M5s. Ai giornalisti che gli chiedevano con quale vino avrebbe accolto Di Maio, salvini ha mostrato lo “Sforzato”, un vino della Valtellina, aggiungendo «Qualcuno si dovrebbe sforzare». Il nuovo leader del centrodestra aveva poi partecipato all’inaugurazione del padiglione Veneto con il presidente della regione Zaia e il presidente del senato Casellati. 

Ma Di Maio non cede alle lusinghe e continua a fare muro contro il centrodestra unito. «C'è qualcuno che in questo momento continua a ostinarsi sull'idea di centrodestra, che le stesse immagini del Quirinale hanno dimostrato non esistere» chiarisce il leader pentastellato. «Siamo di fronte ad un centrodestra che non esiste, - continua Di Maio - una strada non percorribile, ma che potrebbe essere anche un danno per il Paese».

«Non ci si puo' fermare e bloccarsi su delle logiche politiche - ha detto il capo politico del movimento, aprendo a tutte le forze politiche nel segno del pragmatismo e della responsabilità - Il vino fa conoscere le nostre bellezze e dà un valore in più al nostro Paese in tutto il mondo ma è anche una grande occasione per distendere gli animi, per vedersi, per parlare, per dialogare. È uno strumento di dialogo». La risposta dei dem è stata secca ed inequivocabile, con un Martina che si dice «preoccupato da questa situazione di grande incertezza generata dall'incapacità di centrodestra e M5s». Il segretario reggente ha poi concluso affermando che stiamo assistendo allo sfacelo della coalizione di centrodestra