«Se il tema è lavorare per ridurre ancora di più i tempi del processo penale, non ci sono problemi perché su questo vogliamo lavorare». Lo dice il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, parlando delle tensione con il ministro dell'Interno sulla riforma della Giustizia. «Ricordiamo che parliamo di un disegno di legge delega, in cui ci sono principi molto generali. Ma se si vuole inserire già a questo punto un intervento ancora più stringente sui tempi, non ci sono problemi - ha ribadito Bonafede - Se invece il problema è di inserire cose che non hanno nulla a che fare con i tempi della Giustizia che interessano i cittadini, come separazione delle carriere o altro, chiaramente quello è un provvedimento che riguarda solo i tempi della Giustizia».

Il Guardasigilli ha poi sottolineato come sia passato «sotto silenzio il fatto che la scorsa settimana il Consiglio dei ministri ha dato l'ok alla riforma del processo civile e del consiglio superiore della magistratura. Lo dico perché una svolta importante nell'ambito del processo civile è fondamentale per l'economia italiana. Rimane il nodo sul processo penale» ha ammesso il ministro.

Per il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede il decreto sicurezza bis non rischia di complicare ulteriormente la macchina della Giustizia. «No - ha risposto ai giornalisti -. Nel decreto sicurezza bis sono previsti stanziamenti per l'assunzione di personale che proceda alle notifiche, che è uno dei grandi tempi morti della Giustizia e che tra l'altro la riforma del processo penale che ho portato all'attenzione del consiglio dei ministri mira a tagliare». «Con la riforma - ha aggiunto il ministro a margine di un evento a Genova -, le forze dell'ordine non andranno più in giro a cercare persone che non vogliono farsi trovare per difendersi dal processo invece che nel processo. Con la riforma si dice che io Stato notifico il primo atto alla persona indagata o imputata e a quel punto sta a lui decidere se andarsi a difendere o meno».

Intanto Salvini, a margine di un evento delle Fs a Milano a cui ha partecipato anche il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, ha assicurato che fra lui e i ministri 5 Stelle non vi sono «problemi personali» ma «per fare il ministro non basta essere delle brave persone». «Non è né sarà mai un problema personale. Bonafede è una brava persona ma ha portato in Cdm una riforma della giustizia che non risolve i problemi della giustizia italiana. Per fare i ministri non basta essere delle brave persone», ha spiegato.

«Sto ascoltando molta gente e mi sto facendo le idee chiare sul fatto che gli italiani vogliono coraggio. Chiedono coraggio, non vogliono mezze misure o passettini. Quindi se come governo siamo in grado di offrire riforme coraggiose su giustizia, taglio tasse e infrastrutture, bene. Altrimenti il coraggio lo chiederemo agli italiani». Così ancor il vicepresidente del consiglio, Matteo Salvini, parlando del suo tour elettorale per le spiagge italiane del sud Italia.