Si è chiusa dopo quattordici anni la vertenza sul caso di Sergio Fregoso. Il lavoratore di Arcola (La Spezia) era morto il 30 gennaio 2005 per colpa di una manovra errata col muletto di un collega all’interno del piazzale della ditta dove lavoravano e dalla carenza di norme di sicurezza all’interno dell’area di lavoro retroportuale, concernenti i camminamenti pedonali del piazzale, risultati impercorribili per la presenza di materiale e dei blocchi in cemento usati per delimitarli (che nella fattispecie secondo l’accusa proprio questa carenza aveva costretto Fregoso ad attraversare il piazzale con i mezzi in movimento, in una condizione di potenziale pericolo).

A risarcire i famigliari saranno l’allora ad della ditta Spedemar, Mauro Maggiorelli, e l’ex presidente della Cooperativa spezzina Alessandro Rossi. I due erano assistiti dall’avvocato Claudio Scopsi.

La Corte di appello civile infatti, dopo la prescrizione del reato di omicidio colposo e l’annullo con rinvio della Corte di Cassazione del verdetto di secondo grado ha stabilito il quantum del risarcimento. A beneficiarne la moglie Anna Maria Pacchi, il figlio Marco Fregoso e la madre. Alla signora Pacchi sono stati riconosciuti 395mila di danni patrimoniali e 248mila di danni non patrimoniali, al figlio 248mila euro e alla madre 233mila. Fuori dal rimborso sono computati interessi e rivalutazioni, per un conto finale complessivo di oltre 1 milione e 200mila euro.

Nel 2014 la Corte d’appello aveva confermato la sentenza di condanna emessa il 20 febbraio del 2012 dal giudice Roberto Bufo che aveva condannato Rossi e Maggiorelli a 8 mesi (pena sospesa), con il pagamento delle spese legali e di una provvisionale di 20mila euro a favore del figlio e di 10mila a testa a moglie e mamma, ma i reati erano andati in prescrizione. Ora, sebbene il giudizio garantisca ai congiunti un risarcimento, gli imputati hanno già venduto nel frattempo i beni posseduti, aprendo una nuova crisi tra le parti.