Quello firmato a favore di Gastone Ovi, condannato per aver ucciso la moglie malata di Alzheimer, è l'ottavo provvedimento di grazia concesso dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dal suo insediamento. In particolare il Capo dello Stato ha firmato 4 decreti di grazia per pene detentive temporanee e 4 decreti con cui sono state concesse grazie parziali.

Come funziona il provvedimento

L'articolo 87 della Costituzione prevede, al comma undicesimo, che il Presidente della Repubblica può, con proprio decreto, concedere grazia e commutare le pene. Il procedimento di concessione della grazia è disciplinato dall'articolo 681 del codice di procedura penale. La domanda di grazia è diretta al Presidente della Repubblica e va presentata al ministro della giustiiza. È sottoscritta dal condannato, da un suo prossimo congiunto, dal convivente, dal tutore o curatore, oppure da un avvocato. Se il condannato è detenuto o internato, la domanda può essere però direttamente presentata anche al magistrato di sorveglianza. Il presidente del consiglio di disciplina dell'istituto penitenziario può proporre, a titolo di ricompensa, la grazia a favore del detenuto che si è distinto per comportamenti particolarmente meritevoli. La concessione della grazia è preceduta da una fase istruttoria curata dal ministro della giustizia, che deve ottenere una serie di pareri: del Procuratore generale presso la Corte di Appello e, se il condannato è detenuto, del magistrato di sorveglianza. A loro volta essi acquisiscono ogni utile informazione relativa, tra l'altro, alla posizione giuridica del condannato, all'intervenuto perdono delle persone danneggiate dal reato, ai dati conoscitivi forniti dalle Forze di Polizia, alle valutazioni dei responsabili degli Istituti penitenziari. Dopo aver acquisito questi pareri, il Guardasigilli trasmette la domanda o la proposta di grazia, corredata dagli atti dell'istruttoria, al Capo dello Stato, accompagnandola con il proprio 'avviso', favorevole o contrario alla concessione del beneficio. 

Come stabilito dalla Corte costituzionale con la sentenza numero 200 del 2006, al Capo dello Stato compete la decisione finale. Un verdetto, quello della Consulta, arrivato dopo il conflitto di attribuzioni tra i poteri dello Stato sollevato dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, in quanto il ministro della giustizia, Roberto Castelli, aveva rifiutato di controfirmare il decreto di grazia nei confronti di Ovidio Bompressi. Secondo i giudici costituzionali l'esercizio del potere di grazia risponde a finalità essenzialmente umanitarie e serve "a temperare il rigorismo dell'applicazione pura e semplice della legge penale, favorendo l'emenda del reo e il suo reinserimento nel tessuto sociale".
 
Nel maggio del 2006, il presidente Giorgio Napolitano istituì l'Ufficio per gli Affari dell'amministrazione della giustizia, deputato, tra l'altro, alla trattazione delle pratiche di grazia e di commutazione delle pene: una trattazione che, sulla base delle conclusioni prese dalla sentenza della Corte costituzionale, si poteva prevedere particolarmente delicata e complessa anche sotto l'aspetto delle prassi organizzative da individuare e delle procedure da seguire. L'articolo 681 del codice di procedura penale prevede anche che la grazia possa essere concessa di ufficio e cioè in assenza di domanda e proposta, ma sempre dopo che è stata compiuta l'istruttoria. Se il Presidente della Repubblica concede la grazia, il pubblico ministero competente ne cura l'esecuzione, ordinando, se del caso, la liberazione del condannato
 
Dalla nascita della Repubblica i provvedimenti di grazia complessivamente, compresi quelli di Mattarella, sono stati 42.324, di cui (almeno) 3.651 per reati militari. 15.5781 di Luigi Einaudi; 7.423 di Giovanni Gronchi, 926 di Antonio Segni e del Presidente supplente Cesare Merzagora; 2.925 di Giuseppe Saragat; 7.498 (7.373 per reati comuni e 125 per reati militari) di Giovanni Leone; 6.095 (2.805 per reati comuni e 3.290 per reati militari) di Sandro Pertini; 1.395 (1.240 per reati comuni e 155 per reati militari) di Francesco Cossiga; 339 (302 per reati comuni e 37 per reati militari) di Oscar Luigi Scalfaro; 114 (71 per reati comuni e 43 per reati militari) di Carlo Azeglio Ciampi; 23 (22 per reati comuni e 1 per reato militare) di Giorgio Napolitano.