La “guerra dei dazi” tra gli Stati Uniti di Donald Trump e la Cina di Xi Jinping è cominciata. Le Borse asiatiche hanno subito un forte calo a seguito delle minacce di Trump sui dazi al 25% sull’import di 200 miliardi provenienti dalla Cina. L’indice di Shanghai è crollato del 5,58% a 2.906,48 punti, quello di Shenzhen di 7,38 punti percentuali a quota 1.515,80. La Borsa di Tokyo, in Giappone, è ancora chiusa a seguito dell’abdicazione dell’imperatore Akihito.

Anche per le Borse europee l’apertura della settimana non è positiva, a seguito del crollo dei colleghi asiatici e delle minacce che Trump ha lanciato dal proprio account Twitter. Mentre Londra è chiusa per festività, aprono in rosso Francoforte, Parigi, Madrid e Milano, rispettivamente con -1,94 punti percentuali, -1,77%, -1,6% e -1,5%, con la Borsa italiana che limita le perdite.

Il petrolio risente degli effetti, con il Wti (West Texas Intermediate, petrolio statunitense utilizzato come parametro di riferimento) che perde il 2,3% a 60,4 dollari al barile e il Brent (petrolio grezzo del Mare del Nord) in calo del 2,29% per quasi 70 dollari al barile.

A giovarne è nuovamente l’oro, affermatosi negli ultimi tempi come bene di rifugio per gli investitori, la cui consegna immediata sale del 0,5% a 1.285 dollari l’oncia.

La delegazione cinese ha confermato il suo interesse verso la seduta negoziale in programma per l’8 maggio negli Stati Uniti, rompendo il silenzio seguito alla minaccia di Trump. Geng Shuang, portavoce del ministero degli Esteri cinese, spera a tale proposito che «Usa e Cina possano trovare una soluzione a metà strada».