Sono state presentate oggi dal ministro Sergio Costa, al Comune di Civitavecchia, le iniziative del ministero dell'Ambiente per la lotta all'inquinamento del mare e la sostenibilità delle attività portuali e marittime, tra cui le Linee guida per i documenti energetico-ambientali dei sistemi portuali.

Queste ultime, pubblicate un mese fa in Gazzetta Ufficiale, mirano a promuovere la sostenibilità energetico-ambientale in un ambito strategico del Paese come quello costituito dai porti, al fine di minimizzarne gli impatti. Potranno essere aggiornate ogni tre anni per garantirne la coerenza con l'evoluzione tecnologica e normativa. «Il provvedimento 'salvamare' è prossimo ad approdare in Consiglio dei ministri e quindi poi in Parlamento per il dibattito» ha detto il ministro dell’Ambiente a margine dell’iniziativa. Alla domanda sulla tempistica del provvedimento, Costa ha risposto «vorrei dire 'ieri'», sottolineando così che per il dicastero si tratta di una priorità. L'obiettivo «è importante perché posiziona l'Italia molto avanti. Siamo un Paese per due terzi bagnato dal mare, c'è quindi un grosso problema di plastica in mare e prevediamo misure in linea con le indicazioni comunitarie. Vogliamo anticipare le misure sulla plastica monouso. La tutela ambientale e la ricchezza del mare sono due cose conciliabili tra loro, camminano insieme. La legge 'salvamare' è un percorso che in Parlamento si potrà arricchire». 

Ribadendo «una volta per tutte» che il 2025 è la data entro cui sarà obbligata per il sistema produttivo la decarbonizzazione, ovvero stop al carbone e non a tutti i combustibili fossili, Costa ha affermato che «C'è un grande impegno dell'Italia per l'abbattimento della CO2 nei porti», che sono «luoghi a forte emissione». «Il nostro è un impegno a livello internazionale - ha aggiunto il ministro -, in linea con quelli di altri Paesi. Noi partecipiamo come leader in campo ambientale, e questo ci viene riconosciuto dalle Nazioni Unite». La scelta di Civitavecchia per questa uscita pubblica non è casuale: la cittadina laziale infatti è uno dei 16 hub portuali italiani dove si sommano più criticità ambientali, legate al forte movimento crocieristico e alla movimentazione di carbone per alimentare la vicina centrale di Valdaliga. E dove la protesta ambientalista si fa sentire periodicamente. Le linee guida «segnano un percorso nuovo che riguarda il sistema Paese, e quindi nelle zone portuali tutti gli attori devono prendersi la responsabilità nel contrastare i cambiamenti climatici e ridurre CO2. Le Linee guida sono una roadmap che i soggetti dovranno seguire».

E proprio quanto alla centrale di Valdaliga, «piaccia o non piaccia, è già norma che nel 2025 cesserà l'utilizzo di carbone per la produzione di energia», ha scandito il ministro, un'affermazione salutata da un applauso del pubblico in sala. I tecnici del dicastero hanno illustrato alcuni aspetti di queste Linee guida, in particolare quelli relativi alla elettrificazione delle banchine per le navi in porto, dove 'caricheranno' l'energia necessaria per le attività durante i periodi di ormeggio. Inoltre, le navi dovranno apportare modifiche al proprio sistema di propulsione per utilizzare il gas naturale liquefatto (Gnl), mentre a terra ci saranno dei tanker. I depositi di Gnl nei porti è un'evoluzione del sistema di rifornimento. Uno c'è già a Messina, mentre una prova in acqua è stata fatta a Venezia.

Sull’argomento trivelle, Costa ha infine sottolineato come «Salvini rileva che non si può sempre dire di no, io invece dico tanti sì ad un modo alternativo di avere energia, e nello specifico quelle alternative come solare ed eolica». «Una posizione - ha sottolineato Costa - in linea con ciò che ci chiedono le Nazioni Unite e il gruppo di suoi ricercatori che ci allarmano e ci mettono sull'avviso che se andiamo avanti in questo modo, il pianeta così com'è ce lo possiamo dimenticare». I cambiamenti climatici chiedono interventi, «il sistema va governato». Il ministro ha aggiunto che «La produzione di energie alternative è un bel modo di dire sì. Il vento e il sole sono due opportunità nelle nostre mani. Quindi più che 'trivelle no', direi che ci sono belle alternative». Costa ha anche detto che ci sono «finanziamenti importanti, e l'ufficio studi di Confindustria ci dice che già il 25% delle imprese spende in green economy e l'84% vorrebbe spendere in tal senso. C'è voglia da parte degli imprenditori di darsi da fare».