E' «illegale» la decisione del primo ministro britannico Boris Johnson di sospendere i lavori del Parlamento in vista della scadenza della Brexit. Lo ha stabilito la Corte suprema del Regno Unito.

Lo speaker della Camera dei Comuni, John Bercow, ha annunciato così la ripresa dei lavori parlamentari domani, sulla base della sentenza «esplicita» della Corte Suprema che ha dichiarato «illegale» e mai avvenuta la sospensione del Parlamento voluta dal governo di Boris Johnson.  Bercow ha precisato che si tratta di una «ripresa» dei lavori e non di una «riconvocazione». Ha aggiunto che non ci sarà il Question Time del mercoledì del premier (a New York all'Onu), ma vi sarà spazio per interrogazioni urgenti ai ministri.

La portavoce della Commissione UE, Natasha Bertaud, rispondendo alle domande dei giornalisti sulla decisione della Corte suprema britannica di dichiarare illegale la sospensione del Parlamento, ha dichiarato: «Non tocca a noi commentare su questioni costituzionali interne agli Stati membri, incluso il Regno Unito». La portavoce ha spiegato che il governo di Boris Johnson «rimane» l'interlocutore nei negoziati sulla Brexit.

La sconfitta storica subita questa mattina da Boris Johnson con il pronunciamento unanime della Corte Suprema sta scatenando come era facile prevedere un terremoto politico. Il leader laburista Jeremy Corbyn ha invitato il primo ministro a «prendere in considerazione la sua posizione" sottolineando come rischia di passare alla storia come il primo ministro di minore durata in carica di sempre. Un appello sue dimissioni è giunto anche dal partito gallese del Plaid Cimru la cui capogruppo alla Camera dei Comuni Liz Saville Roberts ha dichiarato che Johnson ha dimostrato di non essere meglio di un dittatore di latta che sospende le istituzioni democratiche per evitare lo scrutinio. «Sarebbe un totale affronto alla società civile - ha detto - se il primo ministro non dovesse rassegnare le dimissioni dopo questa sentenza storica». Sulla stessa lunghezza d'onda anche lo Scottish National Party: secondo la portavoce Joanna Cherry la posizione di Johnson è insostenibile e dovrebbe «avere il fegato» di rassegnare le dimissioni. Secondo Nigel Farage, leader del partito della Brexit, il consigliere di Johnson Dominic Cummings dovrebbe ugualmente uscire di scena perché la sospensione del Parlamento «è stata la peggiore decisione politica di sempre». Nessun commento invece per il momento da Downing Street.

Da parte sua il premier britannico Boris Johnson, commentando la notizia, ha sottolineato: «Ho il massimo rispetto per la sentenza della Corte Suprema ma sono in disaccordo. Quindi vado avanti». «Il Parlamento ha avuto tre anni per dibattere la Brexit», ha aggiunto Johnson ribadendo che il Regno Unito «lascerà l'Ue il 31 ottobre».

Dall’entourage del premier la sentenza è stata definita «molto inusuale». Ora Johnson e il suo team devono prendere la decisione difficile se restare a New York all'Assemblea generale Onu o tornare a Londra, dove il rientro era inizialmente previsto per domani sera.

Intanto il coordinatore per la Brexit del Parlamento Europeo Guy Verhofstadt, scrive su Twitter, «Almeno un grande sollievo nella saga della Brexit: lo Stato di diritto nel Regno Unito è vivo e vegeto. I Parlamenti non dovrebbero mai essere messi a tacere in una vera democrazia. Non voglio più sentire Boris Johnson o qualsiasi altro Brexiteer dire che l'Ue è antidemocratica».

La decisione della Corte Suprema ha avuto effetti anche dal punto di vista economico. La sterlina infatti è in accelerazione: la divisa del Regno Unito vale ora 1,2460 dollari (1,2434 ieri in chiusura e 1,2416 in mattinata) ed è indicata a 0,8830 per un euro (0,8834 e 0,8850). Johnson aveva stabilito la chiusura del Parlamento per 5 settimane in vista della scadenza del 31 ottobre sulla Brexit.