Monsignor LeuzziMonsignor LorenzoLeuzzi è Direttore per la pastorale universitaria del Vicariato di Roma ma, da pochi mesi, anche “cappellano” di Montecitorio. Si tratta di un ruolo delicato, a contatto con il mondo politico, nel quale tuttavia monsignor Leuzzi si è lanciato con l’entusiasmo di un giovane e l’animo aperto che lo caratterizza. In questi giorni è impegnato in una serie di incontri importanti. Oggi alle ore 16 interverrà a Roma a palazzo Giustiniani, insieme a politici, religiosi e studiosi ad un incontro organizzato e moderato dall’inventore del mensileFormiche, Paolo Messa, dal titolo “Sviluppo economico e bene comune. La Sfida di un nuovo umanesimo europeo”. Domani, invece, sarà alle ore 15 presso la Sala del Mappamondo di Montecitorio per la presentazione del suo ultimo libro, “La questione di Dio oggi. Il nuovo cortile dei gentili”.
Monsignor Leuzzi, lei nel suo libro affronta senza reticenze il problema del confronto – lanciato da Benedetto XVI – nei confronti dei laici non credenti. La Chiesa dovrebbe oggi aprire una sorta di cortile dei gentili.
Precisamente. Al dialogo con le religioni dovrebbe oggi aggiungersi il dialogo con coloro ai quali la religione è estranea, ai quali Dio è sconosciuto, e che tuttavia non dovrebbero rimanere senza Dio, ma avvicinarlo almeno come sconosciuto. Tutti gli uomini, di ogni cultura e nazione, sono dunque chiamati ad avvicinarsi a Dio senza alcuna possibilità di strumentalizzazione, né razionalista né fideista. Questa è la sfida culturale lanciata oggi dal Pontefice nel solco di coloro che lo hanno preceduto.
Benedetto XVI ha fatto della nuova evangelizzazione una delle grandi novità del suo pontificato, appunto nel solco di quanto intuito circa 35 anni fa da Paolo VI…
Ratzinger agisce nel solco dei suoi predecessori, come ho detto. Anche di Giovanni Paolo IIche emanò l’enciclica Redemptorhominis. Ma quando Benedetto XVI parla di nuova evangelizzazione non deve essere frainteso, come invece pare stia accadendo.
Si spieghi meglio.
È semplice: il Papa parla di “nuova” evangelizzazione, ma non si deve pensare ad una novità di metodi o di contenuti. Il concetto di “nuovo” si riferisce alla realtà storica, che è appunto nuova. Il tempo è nuovo e la teologia deve prenderne atto, mentre invece i teologi non colgono fino in fondo questo aspetto. L’evangelizzazione deve rispondere al mondo nuovo che è globalizzato ma di fronte a questa novità – introdotta in principio dalla rivoluzione industriale – il Cristianesimo deve interrogarsi sulla propria capacità di rispondere adeguatamente alle domande del nostro tempo, del tempo nuovo. La Chiesa nel suo complesso deve riscoprire la consapevolezza di avere al proprio interno la chiave per un mondo cambiato. Il mondo è globalizzato? Il battezzato è il primo essere globalizzato, perché è parte di una realtà mondiale! Non possiamo pensare di offrire alla società un supporto squisitamente etico, perché esso non basta più. Il Cristianesimo è realtà storica e in continua evoluzione. Quindi – piaccia o no – è la sola religione capace di rispondere adeguatamente oggi alle domande dell’uomo.
Per questo occorre costruire il cortile dei gentili?
Si, ma guardi che mica è un salotto culturale! Il Papa non pensa ad un contesto nel quale far discutere superficialmente chi crede o chi non crede. Il Papa – che nel suo discorso a Ratisbona ha posto il problema anche al mondo religioso – chiede agli uomini di buona volontà di muoversi alla ricerca di risposte superando resistenze di ogni genere. È evidente che questa incitazione è rivolta in primis ai cristiani. È per questo che il pensiero di Benedetto XVI affascina tanto gli intellettuali: perché offre una prospettiva di ricerca aperta a tutti. Si tratta di una sorta di: “io ti chiamo perché tu possa esprimere il tuo parere” e ciò perché la questione di Dio oggi si pone in modo diverso, più complesso e drammatico. La Chiesa deve suscitare interesse negli altri, non cercare legittimazione in chi non crede o viceversa pensare di poter legittimare qualcuno. È una sfida – quella di Ratzinger – aperta a tutti gli uomini di buona volontà. Badi, anche i laici devono imparare a confrontarsi abbattendo gli steccati, figuriamoci se ciò non vale per i religiosi. Non è più possibile “lottizzare Dio”.
Questo approccio autocritico, aperto e riflessivo, spiega il fatto che sono sempre più  numerose le comunità di cristiani che si ricongiungono con la Chiesa cattolica?
Ma è evidente! Nel momento in cui la Chiesa si mette in discussione, apre le porte agli altri, nella consapevolezza però che il Cristianesimo non è un club ma la Presenza di Dio, altrimenti rischiamo di far scivolare la religione su piani che non le appartengono.
Ad esempio?
Ad esempio? Ad esempio la politica, che spesso – e tanto più ultimamente – utilizza le religioni per propri fini. Quando il Papa pone una questione veritativa su Dio, evita anche le speculazioni in suo nome.
Un’ultima domanda. Stupisce nel suo libro il riferimento al Battesimo, definito «il tema misterioso, la vita nuova». Ci stupiamo di qualcosa di banale?
Decisamente. Ma guardi, del Battesimo talvolta non si parla più neppure nella Chiesa, perché è diventato un rito esteriore, di «socializzazione ecclesiale». Che errore clamoroso!
Mi scusi, monsignore, ma come si inverte la rotta?
Prendendo atto che il Cristianesimo rappresenta una realtà storica dinamica, non si tratta di una forma sacrale qualunque. E prendendo altresì atto che il valore del Battesimo è enorme perché rende l’uomo parte di questa realtà, conferendogli qualcosa in più degli altri, di coloro che non sono battezzati. Occorre avere il coraggio di dirlo, superando il linguaggio politicamente corretto: colui che è battezzato è dunque nelle condizioni di far crescere sempre più la propria esistenza, fino a vivere per l’Eternità. Il Battesimo rompe i limiti della condizione naturale e permette di ascoltare Dio che parla all’uomo. Le sembra poco?
(pubblicato oggi dal quotidiano Avanti!)