Chiara Lubich «ha anticipato quello che la cultura cattolica avrebbe poi scoperto: l'ingresso nel linguaggio spirituale della parola amore, fino a quel momento riservata più che altro ai discorsi mondani». E accanto a quest'idea che Benedetto XVI ha sviluppato nella sua prima enciclica, la "Deus caritas est", c'è anche quella «della spiritualità dell'unità, che si trasforma in una appassionata forma di dialogo tra le religioni e in una risposta alla 'notte culturale' dell'umanità. Senza mai preoccuparsi che fosse ricordato il suo ruolo precorritore». A tre anni dalla morte della fondatrice del Movimento dei Focolari è così che l'Osservatore Romano la ricorda in  sua prima pagina.
L’articolo, a firma Lucetta Scaraffia, ricorda anche che la proposta di una nuova evangelizzazione, che è così centrale nel pontificato di Joseph Ratzinger, per Lubich«non significa soltanto che il mondo secolarizzato ne ha bisogno, ma anche che l'evangelizzazione va fatta in maniera nuova».
«Chiara che parla alle assemblee dei vescovi, è ascoltata dai Papi, viene accolta con gli onori di un capo di Stato nei Paesi che visita - sottolineaScaraffia - realizza quello che i tempi richiedono anche alla Chiesa: riconoscere l'importanza del ruolo delle donne» e ciò «senza rivendicare diritti, senza nessuna asprezza». «Lo ottiene – prosegue la storica – dimostrando di sapersi meritare quell'autorità che le viene riconosciuta, come è stato per le grandi sante nella storia della Chiesa. La sua importanza nel cattolicesimo del Novecento - conclude l'articolo - è anche la prova di una rivoluzione femminile compiuta nel silenzio e nella modestia. Rimane il compito di prenderne atto».