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Venezia: TotoLeone tra Polanski, Joker e Soderbergh

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Alla fine il TotoLeone di questa 76/a edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia l'aveva già suggerito lo stesso direttore artistico Alberto Barbera, indicando come film da non perdere J'ACCUSE di Roman Polanski, THE LAUNDROMAT di Steven Soderbergh e JOKER di Todd Phillips.

Ma le sorprese potrebbero venire da almeno altri due film, BABYTEETH e MARRIAGE STORY. Mentre per l'Italia possibilità, almeno per ora, solo per MARTIN EDEN di Pietro Marcello. Ma è necessario considerare anche la 'variabile Lucrecia Martel', ovvero la presidente di giuria argentina che, dopo il suo intervento contro Polanski, poi rientrato, potrebbe vedere il giudizio della sua squadra suscitare comunque retropensieri e possibili polemiche.

Intanto J'ACCUSE di Polanski. La rivisitazione del caso Dreyfus ha convinto tutti. Un fatto storico su cui sono stati scritti fiumi di parole diventa, grazie al regista, un thriller moderno che non annoia mai. La scena del duello inoltre è da antologia. Impensabile che questo film non vinca un premio: di diritto guarda al Leone d'oro. Stesso discorso per JOKER di Todd Phillips che raccoglie ancora più consenso da parte dei critici internazionali. Centrale il ruolo del protagonista Joaquin Phoenix che sta sulla scena dalla prima all'ultima sequenza interpretando un inedito personaggio DC Comics pieno di spessore.

Contro il film di Phillips la natura pop e poco festivaliera. Un problema che potrebbe interessare anche a THE LAUNDROMAT di Soderbergh, ma che ha il vantaggio di un autore indiscusso, un tema politico ancora aperto, quello delle società offshore, e il volano di un super-cast, ovvero Meryl Streep, Gary Oldman e Antonio Banderas. MARRIAGE STORY di Noah Baumbach, non troppo amato dagli italiani, è tra i favoriti per gli stranieri. E poi anche per questo film pesa il cast: Scarlett Johansson e Adam Driver in lotta a fine matrimonio sono straordinari e credibili. Discorso a parte per BABYTEETH dell'australiana Shannon Murphy con l'incontro occasionale tra un ragazzo tossico, e molto disadattato, e una quindicenne malata di cancro. I genitori di lei fanno la guerra al ragazzo in tutti i modi, ma la loro figlia si apre all'ultimo stralcio della sua vita. Tra melo' e commedia, il film ha diviso il Lido: per molti è un capolavoro, per altri un'opera che gioca sul dolore. A vantaggio della pellicola, tratta da una piéce teatrale omonima del 2012 di Rita Kalnejais, potrebbe pesare il fatto che è uno dei due titoli girati da una regista donna, ma sospettarlo sarebbe ingiusto.

E l'Italia? Sorprese potrebbero arrivare, in attesa del film di Franco Maresco che passa domani, da MARTIN EDEN di Pietro Marcello. Intanto non sembra un film italiano ed è sicuramente un lavoro perfetto per un festival. La lettura, in chiave autobiografica ed autoreferenziale, della vita di Jack London funziona anche se dilatata su diversi piani statistici e temporali. Outsider, infine, potrebbe essere THE PAINTED BIRD. Non si può dire che questo film del ceco Vaclav Marhoul non abbia immagini forti, sconvolgenti, irritanti. Il racconto in bianco e nero dell'odissea, del vero e proprio inferno, di un giovane ebreo spedito dai genitori in Europa orientale per evitare le persecuzioni naziste, ti restano dentro a lungo.

Intanto oggi Stefano Sollima ha presentato a Venezia la serie tv tratta dal romanzo omonimo di Roberto Saviano, in anteprima fuori concorso alla Mostra del Cinema. E lo ha fatto con queste parole: «Il mondo e l'economia globale sono influenzati dal traffico di cocaina al punto che, indipendentemente dal fatto che si sia o meno coinvolti o si faccia uso di sostanze stupefacenti, la vita di tutti noi è continuamente toccata da questo commercio e dai grandi ricavi che ne derivano». E' questo il cuore di 'ZeroZeroZero', racconto di potere prima che crime story, di «Non c'è niente che faccia guadagnare di piu' della cocaina. Se gliene do un sacchetto, lei prima che esce dal festival lo sa vendere, se le do dei diamanti non troverà nessuno disposto a fidarsi di lei- ha spiegato Saviano in conferenza stampa al Lido, rispondendo alla domanda di un giornalista- La facilità con cui si vende la droga fa di questa serie una storia che parla di potere e di capitalismo contemporaneo. Basti pensare che lo sportello di Vienna dell'Onu ha dichiarato che nel 2014 la crisi economica fu superata grazie alla liquidità del narcotraffico che si riversò nelle banche europee». Come impedire che tutto ciò avvenga? Secondo Saviano «legalizzando la cocaina si bloccherebbero i pozzi di petrolio delle organizzazioni criminali e cio' permetterebbe di trasformare l'economia». Tra cartelli messicani, 'ndrangheta e uomini d'affari americani la serie tv racconta il viaggio di un carico di droga dal momento in cui un potente clan decide di acquistarlo fino a quando viene consegnato e pagato. Quasi un anno di riprese è stato necessario per realizzate otto episodi girati in tre continenti diversi (America, Europa e Africa). Davanti la macchina da presa un grande cast internazionale, di cui fanno parte Andrea Riseborough, Dane DeHaan, Harold Torres e Adriano Chiaramida, presenti anche loro insieme al produttore Riccardo Tozzi e gli sceneggiatori, Leonardo Fasoli e Mauricio Katz alla conferenza di oggi. «Pensavamo che non saremmo mai riusciti a realizzare questo progetto, sembrava troppo ambizioso per essere portato a termine», ha raccontato Sollima. «E' costato più di tantissimo- ha dichiarato Tozzi- per le estreme complessita' logistiche e produttive. Ci sono mondi diversi e lontanissimi. Naturalmente, come in Gomorra, non sono mancati gli imprevisti. Per esempio in Messico sono saltate 3 settimane di riprese per un permesso non concesso da un sindaco».

Sempre oggi, a partire dalle 17, all'Hotel Excelsior del Lido di Venezia, è stato proiettato, come evento speciale della 76. Mostra internazionale d'Arte cinematografica, il docufilm di Fabio Cavalli "Viaggio in Italia, la Corte costituzionale nelle carceri", prodotto da Rai Cinema e Clipper media. La proiezione sarà introdotta da una breve presentazione del Presidente della Biennale Paolo Baratta. All'evento hanno partecipato, oltre al regista, la Vicepresidente della Corte costituzionale Marta Cartabia e i giudici costituzionali Francesco Viganò e Luca Antonini. Sinossi -Accompagnati dall'Agente di polizia penitenziaria Sandro Pepe, sette giudici della Corte costituzionale – che giudica le leggi e non le persone, ma che con le sue decisioni incide profondamente nella vita di ciascuno – entrano in sette istituti penitenziari italiani. Il film si ispira all'omonima iniziativa avviata dalla Corte costituzionale nel 2018 e racconta l'incontro tra questi due mondi apparentemente agli antipodi e diversamente "chiusi", incontro che non ha precedenti nella storia del nostro Paese e nel mondo.

 

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