Prende il via oggi alle 13, in modalità virtuale, la riunione del G20 organizzata dal premier Mario Draghi. All'ordine del giorno il crollo dell'economia afghana e l'imminente crisi umanitaria.

Draghi aprirà da Palazzo Chigi il collegamento video per il G20 straordinario sull'Afghanistan a cui parteciperanno i rappresentanti dei 19 Paesi, tra cui Joe Biden, oltre alla Commissione Ue e alle Nazioni Unite. Assenti, invece, Vladimir Putin che affida la rappresentanza della Russia al vice ministro degli Esteri, e il presidente cinese Xi Jinping sostituito dal ministro degli Esteri Wang Yi. 

L'agenda del vertice prevede una discussione sulla situazione afghana attuale, con l'obbiettivo di affermare principi condivisi e linee d'azione per un impegno comune. Tre saranno i punti cardine dell'incontro: il sostegno umanitario, la lotta al terrorismo e la garanzia della libertà di movimento all'interno e all'esterno dei confini dell'Afghanistan per tutti i soggetti, dai locali agli operatori stranieri delle ong. Un'ulteriore priorità nell'agenda sono i diritti delle donne afghane, attualmente violati su tutti i fronti dai talebani

La conquista dell'Afghanistan da pare del gruppo islamista radicale dei talebani, a seguito del ritiro delle truppe statunitensi, ha compromesso l'economia del Paese. Attualmente sono stati bloccati tutti i prestiti e gli aiuti internazionali destinati all'Afghanistan, gli Stati Uniti e altri paesi, inoltre, hanno bloccato miliardi di dollari dei fondi appartenenti alla Banca centrale afghana conservati all'estero.

Il governo talebano ha imposto un rigido controllo dei capitali, interrompendo o limitando l'erogazione di stipendi pubblici e riducendo al minimo il denaro che i cittadini possono prelevare agli sportelli automatici. Di fatto il pese si trova senza riserve di denaro e le restrizioni imposte stanno aggravando anche le condizioni umanitarie della popolazione. Il prezzo dei generi di prima necessità è già aumentato del 30%, molti negozi stanno chiudendo a causa dell'assenza di clienti e nelle campagne si registra la peggiore carestia degli ultimi 35 anni.

Uno studio delle Nazioni Unite, pubblicato a fine settembre, prevede l'andamento futuro dell'economia afghana a seconda di diverse circostanze. Nello scenario peggiore si individua un calo del 13,2% del PIL nazionale, oltre a registrare un passaggio dal 72% attuale al 97% della popolazione sotto la soglia di povertà. Tra i rischi di questa situazione vi è la possibilità di alimentare flussi migratori molto forti.

«Ho chiesto di aumentare i fondi per la cooperazione in Afghanistan per aiutare i civili. - Ha spiegato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio - Bisogna fare in modo che lo Stato non collassi, perché se l'Afghanistan collassa nel suo apparato statale vedremo flussi migratori incontrollati verso i Paesi limitrofi, con la conseguente destabilizzazione. Dobbiamo trovare un meccanismo per finanziare lo Stato senza dare soldi ai talebani, per evitare che abbia un tracollo economico». 

Il G20 si propone di individuare una soluzione per evitare il collasso dello Stato, ma al tempo stesso molti dei suoi membri sono decisi a non voler collaborare al fine di aiutare il regime talebano che nelle prime settimane di governo si è dimostrato violento e irrispettoso dei diritti umani. 

Poiché si prevede che la discussione sarà complessa e ci saranno divisioni, non verrà stilato un documento finale firmato dagli stati: alla fine dell'incontro si terrà invece una conferenza stampa conclusiva del presidente del Consiglio Mario Draghi.